Ylenia Bonavera, tre volte vittima. – Enrica Stroscio

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Ylenia Grazia Bonavera è la ventiduenne attualmente ricoverata all’ospedale Policlinico di Messina perché riporta ustioni sul 16% del corpo: all’alba di giorno 8 gennaio un uomo con il volto coperto, come testimonia lei stessa, si è presentato alla sua porta, l’ha cosparsa di benzina con l’intento di bruciarla viva ma fortunatamente è riuscita a salvarsi e i danni  fisici non sono particolarmente gravi quanto potevano essere.
Il primo sospettato è stato l’ex fidanzato di 24 anni il quale è stato ricercato per un giorno presentandosi successivamente accompagnato dal proprio avvocato e da un alibi perfetto, Ylenia l’ha subito difeso sostenendo che non sarebbe capace di compiere un atto simile eppure né l’alibi ben studiato dal legale né la testimonianza sembrerebbero sufficienti.
È stato infatti ripreso in un video presso un rifornimento mentre riempie una tanica di benzina, ma nonostante possa sembrare chiara la sua colpevolezza è compito di chi ne ha le competenze accertarne la responsabilità.
Tuttavia, in questa vicenda dovrebbe risultare evidente che la vittima sia Ylenia, eppure da ciò che emerge nei commenti sui social non tutti la pensano così, in molti la accusano di essere colpevole sostenendo da un lato che si sia meritata un simile gesto per un presunto tradimento o perché usciva con le sue amiche per divertirsi in abiti definiti “non consoni”; dall’altro perché la ragazza sostiene non sia l’ex fidanzato il colpevole.
Nulla che non sia già stato letto e sentito riguardo vicende similari le quali vedono protagoniste numerosissime donne violentate, maltrattate ed uccise quasi quotidianamente. Ormai si è talmente influenzati dalla costruzione mediatica che il capro espiatorio di tali vicende non è più il carnefice ma la vittima, si sfrutta la cosiddetta vulnerabilità della donna che ha subito in quanto tale, accusandola di essere causa del suo stesso male.
Ylenia è diventata, giorno dopo giorno, un caso, una donna che in questi giorni è stata ridicolizzata grazie al contributo di alcuni cosiddetti moralisti e maestri di polemica che hanno preferito discostarsi dall’accaduto per concentrare le loro “riflessioni” esclusivamente sulla sua vita privata, in particolar modo dopo l’intervista trasmessa a Pomeriggio cinque condotta da Barbara D’urso.
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È straziante vedere come ha giocato con le fragilità di una donna scossa da un dolore tanto grande, senza nessun rispetto e in linea con l’immagine che ha cercato di darsi di conduttrice “dalla parte dei più deboli” per celare il suo scopo ultimo: la caccia a un numero sempre più alto di telespettatori. Tanto ridicola quanto la trasmissione televisiva sono stati i commenti riguardo l’aspetto ed il linguaggio di Ylenia, commenti del tutto superficiali e di cattivo gusto presenti in particolare sui social network, nei quali si gioca con immensa noncuranza con il dolore e con gli evidenti problemi che le ha causato tale esperienza, al giorno d’oggi si confonde la libertà di opinione con la pretesa di aver abbastanza esperienza e conoscenza in ogni campo e poter mettere bocca su tutto.
Di conseguenza l’ignoranza regna sovrana poiché tutti si ritengono in grado di articolare discorsi e sofismi sulla vita di una persona che è chiaramente il prodotto inconsapevole di una vita degradata, di una carenza educativa fortissima non solo familiare, ma anche scolastica e sociale. Perciò è assolutamente semplice commentare tali avvenimenti alla leggera, evitando volutamente di considerare una serie di fattori imprescindibili: avendo la pretesa di giudicare una persona in base alle proprie sentenze e azioni, senza neppure chiedersi il motivo di tali meccanismi.
Affrontando anche la componente psicologica, che non va trascurata, riguardante l’atteggiamento assolutorio della vittima, ci troviamo improvvisamente davanti a questi maestri di attualità tanto esperti da ignorare gli innumerevoli casi in cui la vittima non riesce a riconoscere il carnefice. Con ogni probabilità, questi sciacalli mediatici sono gli stessi che chiudono gli occhi davanti al fatto che nessuna donna può prevenire uno stupro perché questo non dipende né dagli abiti né dagli atteggiamenti.
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Eppure ognuno di loro è pronto a giudicare una donna senza comprende la paura con la quale una bambina cresce, anche indipendentemente dall’ambiente familiare: è necessario smettere di insegnare a comportarsi in un determinato modo per evitare tali situazioni che non si possono prevenire, per insegnare invece l’amore prima di tutto,  a riconoscere l’affettività genuina, ad accorgersi immediatamente di quel non-amore che disorienta perché se un uomo ama non ferisce e non uccide. E la colpa non è certamente di una donna che ama solo perché è abituata a perdonare e a passare sopra ogni cosa, perché le è stata insegnata la sottomissione, invece di insegnarle che chi la ama la rispetta e la non la ferisce. Perchè l’uomo autoritario che crede di dover controllare tutto non comprende che a tenere uniti i pezzi è proprio lei, che sulle spalle tiene un mondo con l’imposizione di non dimostrare la minima sofferenza pur di non essere etichettata come debole, con il terrore di passare per vittima e poi con la consapevolezza che sia sbagliato essere tale.
Mettiamo un punto allo stereotipo della donna debole, che in realtà ha solo paura che la sua forza possa essere sfruttata per screditarla in questa società che sfrutta il progresso scientifico dimenticando il progresso umano, che sfrutta tragedie pensando di poter tappare bocche arrabbiate che lottano ogni giorno grazie alla loro rabbia e determinazione per cambiare il mondo.
É proprio per questo che Ylenia Grazia Bonavera è vittima tre volte: è vittima del carnefice che l’ha convinta di amarla, è vittima di se stessa in quanto il mondo si mostra cieco davanti a un disagio e a un dolore così grande da renderleimpossibile riconoscere la realtà dei fatti, è vittima dei media, il canale attraverso il quale il patriarcato diffonde il suo verbo velenoso e inaccetabile, biasimandola e deridendola.
È per questo che, invece di accanirci, tutti e specialmente tutte dovremmo riunirci nonostante tutte le difficoltà, per lottare, per insegnare a coloro che verranno il coraggio di essere donna ancor prima della paura.
Enrica Stroscio

Emergenza idrica a Messina. Caos e disordini in tutta la provincia – Omero

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Tragedia sembra l’unico termine adeguato a descrivere le disastrose condizioni in cui versa oggi la città di Messina, dopo ormai tre giorni senza fornitura idrica. Secondo le dichiarazioni ufficiali la catastrofe è stata provocata dalla rottura di un condotto idrico nella contrada di Fiumefreddo (dopo i recenti avvenimenti ribattezzata Rivolofresco) dovuta ad una frana. Tuttavia la versione sopracitata non convince molti scrupolosi cittadini che danno maggiore credito ad alcune indiscrezioni della pagina facebook di denuncia sociale, “Tié un post retto”, secondo cui ci si troverebbe di fronte ad un vero e proprio atto di sabotaggio.

I responsabili sarebbero secondo questa fonte degli attivisti del Movimento Indipendentista di San Dorlingo sull’Alcantara, comune del messinese che da tempo reclama con azioni, talvolta violente, l’autonomia amministrativa e l’extraterritorialità. A prescindere dalle reali cause del guasto, quella che si presentava come una situazione difficilmente gestibile, nelle ultime ore è ulteriormente degenerata e la città è ormai in preda al caos. Secondo un sondaggio condotto da La Mazzetta dello Sport , noto giornale nazionale, l’hashtag #indignazione ha risalito la classifica dei tag più usati nella provincia di Messina, giungendo sul podio insieme a #noncèacquapicianciri e #nowaternogranita.

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Proprio quest’ultimo è stato portato alla ribalta dalle rivendicazioni dei croceristi, sbarcati ieri in città, i quali hanno seria intenzione di sporgere denuncia contro il Comune e il CREMA (Comitato ristoratori e enologi messinesi associati). A causa della carenza idrica infatti la maggior parte dei bar cittadini ha dovuto interrompere la produzione di granita, e ciò ha generato diffuso malcontento tra i turisti e tra i messinesi stessi, tanto che la questione ha avuto risonanza a livello internazionale. Nel disperato tentativo di porre rimedio alla situazione critica il proprietario di un noto bar del centro, tale Santo Subbito, è stato scoperto a preparare granite con acqua proveniente da un serbatoio. Denunciato da alcuni avventori, che hanno immediatamente notato lo sgradevole sapore di una granita alle mandorle, il barista è finito sotto accusa e verrà processato per vilipendio di pubblica icona e apologia di reato.

Ma la grande siccità ha provocato disagi in tutta la città, scatenando una vera e propria guerra civile nella zona Sud della città, rifornita da un’altra condotta idrica, che ha quindi continuato ad avere erogata l’acqua. Folle di cittadini in preda all’ira si sono riversate (e mi duole utilizzare il verbo “riversare”, in un momento di grave mancanza) nei villaggi della zona Sud da Galati a Santa Margherita, prendendo d’assalto negozi e abitazioni, e provocando gravi disordini. Fortunatamente nella serata di ieri l’Amministrazione è riuscita a risolvere la situazione, interrompendo l’erogazione in tutta la provincia per evitare ulteriori incomodi, tuttavia il bilancio degli scompigli è di 7 feriti e due decessi per astinenza da granita. Gravi disordini anche nelle maggiori scuole cittadine, dove molti studenti impressionati dalle proteste si sono visti costretti a svuotare i serbatoi delle proprie scuole, per non incorrere nell’ira dei messinesi.

Questo è quant’è successo al liceo scientifico B.Vespa , dove gli studenti si sono visti costretti a lasciare rubinetti e scarichi aperti per svuotare quanto prima i serbatoi della scuola, quando già la voce di una riserva d’acqua cominciava a circolare in città. L’impresa dei coraggiosi studenti è giunta fortunatamente a buon fine in tarda mattinata, quando ormai una discreta folla, armata di forconi e taniche, si era radunata davanti all’ingresso dell’istituto. Gli studenti, hanno dovuto pagare il loro gesto eroico con la chiusura della scuola, come è accaduto in quasi tutti gli istituti cittadini. Circa il problema idrico il presidente dell’ AMAMmt (Azienda Meridionale Acque Messina – meeting team), Massimo Cautela, ha affermato in un intervista «Le nostre unità cinofile stanno già lavorando alla riparazione del guasto da ieri mattina e speriamo in una possibile soluzione già per la giornata di giovedì. Nell’attesa abbiamo allestito un banchetto in cui viene distribuita gratis acqua dei laghi di Ganzirri per le più impellenti necessità e un catering con il bar “Acchino” di Catania, per la provvisoria fornitura di granite. Siamo fiduciosi nella possibilità di rispettare i termini stabiliti e, nell’attesa, invitiamo i cittadini ad un uso parsimonioso delle risorse idriche». I provvedimenti persi dall’ AMAMmt sembrano tuttavia insufficienti, e già si programma un picchetto davanti allo stand di granite catanesi, per impedire ai cittadini di rifornirvisi, in modo da preservare l’orgoglio messinese.

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Omero

La crisi del sistema liberal-democratico e il ritorno della “National efficiency “

 – Davide Curcuruto

Tanto tempo fa, in una terra lontana lontana….

Erano gli anni ’70 del 1800 , le nazioni europee erano state attraversate da quelle “rivoluzioni liberali” che hanno dato forma alle forme istituzionali che oggi conosciamo e si profilava all’orizzonte la cosiddetta “questione sociale” (lo sviluppo del sistema industriale aveva creato una nuova classe sociale, il proletariato urbano ipersfruttato che ora reclamava spazi sociali e politici in cui operare).
Nasceva uno Stato liberale basato su sistemi rappresentativi parlamentari (seppur in una forma estremamente elitaria) e in cui il potere esecutivo di amministrazione della cosa pubblica non era più assoluto e nelle mani del re e dei suoi ministri, i parlamenti fungevano formalmente da cassa di risonanza della legittimazione popolare di cui nessun governo poteva fare più totalmente a meno.

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Con la crisi economica e la questione sociale che rischiava di far saltare il sistema liberale, il potere legislativo diveniva un freno per un esecutivo che voleva agire e reprimere repentinamente determinati fermenti sociali: nacque così il concetto di National Efficiency ovvero l’azione repentina di un governo che di fatto delegittimava la funzione rappresentativa del Parlamento.
In Italia tale strapotere ebbe dei risvolti estremi e portò alla fine dello Stato Liberale e all’affermazione del regime fascista.

Dopo la sua caduta e la Costituzione repubblicana che sancì la nascita di uno Stato liberal-democratico in cui il Parlamento diveniva il fulcro della discussione politica , eletto con un sistema che fu definito “il punto massimo della democrazia borghese” il più proporzionale possibile, composto da due camere elettive con gli stessi poteri tali che frenavano le ingerenze dell’esecutivo.
Ciò poté essere possibile solo grazie all’affermazione delle forze della “democrazia diretta” unite nel Fronte Democratico Popolare che rappresentavano quel proletariato urbano e rurale che tanto i governi avevano temuto.
Ma adesso in nome della crisi economica e sociale del 2007 e del riflusso di queste forze politiche, il sistema nato dalla Costituzione antifascista del 1948 appare “ingombrante” e da eliminare, ritornando a quella concezione della National Efficiency reazionaria già 140 anni fa.
Sì, sto parlando della Riforma del Senato appena approdata in Parlamento in questi giorni che istituisce il “Senato della autonomie” e che di fatto lo delegittima come istituzione rappresentativa: i membri sono ridotti da 350 a 100 “eletti” a suffragio indiretto (trattasi di 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 nominati dal Presidente della Repubblica) quindi maggioritario, il Senato perde il potere di sfiduciare il governo, il meccanismo della “navetta” (una legge per essere approvata deve essere votata da entrambe le camere allo stesso modo e se modificata da una camere deve tornare nella camera precedente per essere ridiscussa e rivotata nella nuova forma) viene abolito ed effetto più importante l’esecutivo avrà nel nuovo Senato una corsia preferenziale per far approvare i propri provvedimenti e la Camera avrà 70 giorni per discuterli.
Questo è un attacco mortale alla Costituzione Italiana nata dalla resistenza partigiana che subisce una fortissima involuzione in senso autoritario concentrando sempre più potere nelle mani del Governo, un’involuzione di una democrazia rappresentativa che invece di fare un salto in avanti verso la democrazia sostanziale del popolo, fa un salto di 100 anni indietro.
La riforma per entrare in vigore ha bisogno di una conferma tramite referendum che si terrà probabilmente in autunno 2016.
In una fase in cui la credibilità dello Stato rappresentativo è in piena crisi, in cui l’astensionismo è alle stelle, ridurre gli spazi (seppur già minimi) di democrazia sarebbe l’inizio di una catastrofe politica e noi giovani, in nome del nostro futuro, abbiamo il dovere di combattere affinché ciò non avvenga.

– Davide Costa,

ex alunno iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche di Bologna

9 e 12 Ottobre, Un Campo di Battaglia – Nicola Ialacqua

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PREMETTO CHE QUESTO POST E’ UN COMMENTO PERSONALE A CIO’ CHE E’ ACCADUTO IN QUESTE MANIFESTAZIONI, QUINDI SOTTOLINEO IL FATTO CHE NON MI PROCLAMO COME AMBASCIATORE DI UNA VERITA’ ASSOLUTA MA COME SEMPLICE COMMENTATORE

I colpi dei tamburi risuonavano nelle nostre casse toraciche, si insediavano fra le nostre costole, toccavano il cuore di tutti noi. Quelle frasi urlate a squarciagola ci portavano via la voce, ma non la rabbia. Una rabbia che ribolliva in tutti noi, che voleva a tutti i costi uscire dalle nostre vene, che voleva a tutti costi esprimersi. Gli striscioni, le urla, la nostra presenza stessa esprimevano quella rabbia. La città, per due giorni, è diventata un campo di battaglia. Queste sono state le manifestazioni del 9 e del 12 ottobre. Gli studenti di Messina e di tutta Italia hanno continuato a manifestare contro il decreto “Buona Scuola” promosso dal governo Renzi, un decreto che ci sta portando alla distruzione della pubblica istruzione, ai “presidi-sceriffo”, a ore e ore di lavoro gratuito che milioni di studenti saranno obbligati a compiere a causa della famosa “alternanza scuola-lavoro”, ddl che sta portando ad uno stanziamento dei fondi disomogeneo fra nord e sud, fra scuole pubbliche e private, favorendo ovviamente quest’ultime, basato sugli invalsi, test a crocette che dovrebbe determinare la nostra preparazione, la nostra cultura, ma che non fanno altro che porre dei limiti alla nostra conoscenza, alla nostra istruzione. Questi sono alcuni dei punti portati avanti dalla Buona Scuola, ma questo articolo non lo sto scrivendo per informarvi di ciò, ma dei fatti avvenuti in questi giorni. La prima domanda sorge spontanea: perché due manifestazioni? La storia ha inizio circa una\due settimana fa, quando il coordinamento studentesco “Sempre in Lotta” denuncia la manifestazione per il 9 Ottobre alla Prefettura. I rappresentanti non sono stati convocati e per questo, infuriatisi per l’affronto, hanno deciso di indirne un’altra per giorno 12 Ottobre facendola considerare come la VERA ed UNICA manifestazione, definendo quella del 9 “autonoma”. Ovviamente la polemica non è tardata ad arrivare, e subito si sono  giustamente scusati per il termine impropriamente utilizzato, ma tutto ha cominciato (anche abbastanza velocemente) a degenerare.12096627_1505774486401542_4341134909482886512_n

Diversi rappresentanti hanno cominciato a dire che il coordinamento ha fatto un atto antidemocratico, che le manifestazioni dovrebbero essere apolitiche ed apartitiche e che il coordinamento era apertamente schierato a sinistra. Prima di tutto, premetto che non faccio parte di quel coordinamento, tanto per evitare commenti del tipo “Non sei oggettivo” e cose simili. Partiamo dalla prima accusa: l’antidemocraticità. Specifico che questo termine loro non l’hanno usato, ma è il sunto di quello che volevano sottolineare proclamando, su facebook,  di essere i promotori della democrazia, che loro sono stati scelti dagli studenti, gli studenti si fidano di loro e per questo possono scegliere per la comunità scolastica. Vi manca però il senso della democrazia perché, cari miei, anche se vi hanno scelto, non vuol dire che avete il diritto di fare i vostri comodi senza prendervi la briga di informare la propria scuola e solo dopo decidere insieme (cosa che, fortunatamente, è avvenuta all’interno della nostra scuola durante un’assemblea di istituto). Come ho già spesso ripetuto, avete risposto ad un presunto atto antidemocratico con uno ben peggiore, perché non avete fatto altro che distruggere il senso stesso della manifestazione facendola diventare pura propaganda, come è appunto successo durante quella che voi chiamate “assemblea” alla fine del corteo del 12. Sinceramente non mi sento di chiamarla “assemblea” quella, ma propaganda elettorale, perché la maggior parte di voi si trovava lì solo per agitare le masse, per aumentare il proprio ego, per far partire i cori da stadio, per far cantare le persone, non per informarle, non per discutere di una questione di tale importanza con loro.

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La discussione c’è stata, ma è stata tutt’altro che pacifica visto che le sole cose che si sono dette lì sopra sono state sempre le solite accuse. Dite a quel coordinamento che sfruttavano le bandiere per fare propaganda, e poi venite al corteo e parlate davanti agli studenti con le magliette delle vostre liste studentesche? In qualunque caso, passiamo al secondo punto: manifestazioni apolitiche ed apartitiche. Questa è una delle frasi più stupide che io abbia sentito: come può una manifestazione essere apolitica? La politica, detto in parole brevi, contiene tutto ciò che concerne la gestione dello stato o del comune, ed esprimere il proprio dissenso per una scelta presa dal governo scendendo in piazza è a tutti gli effetti inerente alla politica. Per quanto riguarda l’apartiticità vorrei solo sottolineare una cosa: avete detto che quel coordinamento era schierato politicamente, e per questo non poteva organizzare una manifestazione studentesca poichè gli studenti devono stare lontani dai partiti. Sostenendo questo, allora perché quando c’era “Aula Aut” nessuno si era lamentato? Mi sembra anche abbastanza ovvio che il nome del coordinamento sopracitato si ispirava alla famosa “Radio Aut”, radio indipendente di Peppino Impastato, giornalista ed attivista italiano apertamente schierato a sinistra. Perché a quei tempi non vi siete mai lamentati? Eviterò di fare conclusioni affrettate, non voglio creare altri disordini.

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Concludendo, mai in una manifestazione ho visto così tanto astio, mai così tanto odio verso un collettivo. Mi rivolgo a voi studenti: ragazzi, “compagni” (termine che ha infastidito non poche persone.. preferivate essere chiamati fra,’mbare, cucino et similia? ci dispiace, ma non siamo abituati a usare termini del genere), non fidatevi ciecamente dei vostri rappresentanti, quando non condividete una loro scelta ribellatevi, cercate un dialogo COSTRUTTIVO e punti di incontro -se sono bravi rappresentanti, lo sapranno dimostrare proprio in situazioni simili- e quando notate che prepotentemente fanno una scelta senza neanche interpellarvi sottolineatelo, non inseguite il primo demagogo di turno o chi sa solo urlare e promettere occupazioni o feste d’istituto, ma fidatevi di chi vuole veramente cambiare la scuola, di chi vuole veramente sfruttare al meglio la propria carica, di chi vuole rappresentare gli studenti e portare avanti degli ideali, di chi si consulta prima di tutto con la comunità studentesca e poi prende una decisione. Meditate ragazzi, meditate.

Nicola Ialacqua, IIB

Foto a cura di Franz Moraci(VE) e Valeria Inglese (IIC)

Depuratori rotti e gravi danni ambientali a San Saba – Gaia Franchina

É un problema ricorrente, nominato spesso ma preso sottogamba con fin troppa facilità quello delle ben note “fogne” di Santo Saba, che ciclicamente (almeno due o tre volte durante il periodo estivo) sporcano le acque delle aree limitrofe come Rodia e Spartà.

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Sono stati appunto posti sotto sequestro i depuratori di Santo Saba, Rodia, Pace, Sant’Agata e molte altre località turistiche. Già da un paio di anni le fognature messinesi erano rotte, ma mai nessuno ha osato lamentarsi per paura di rovinare la stagione balneare. Solo dopo numerose lamentele da parte di cittadini che avevano contratto numerose malattie come funghi, dermatiti, gastroenterite ecc., finalmente, il comune ha deciso di intervenire. Infatti numeri posti di Messina turisti e cittadini hanno notato una strana patina che sembrava schiumare lungo la costa. Inizialmente si credeva fosse per via delle alghe, che nelle ore calde producevano questa “patina”, ma, dopo numerosi controlli, si scoprì che in realtà era dovuto agli scarichi. Purtroppo i danni all’ambiente sono comunque stati gravissimi e ne hanno risentito decisamente sia la flora che la fauna marina. Infatti su una scala di 19 punti di analisi ben 10 si sono rilevati inquinati. Al momento, né il sindaco né le autorità hanno preso importanti decisioni; si pensa (anzi, si spera), che tra meno di 2 anni tutti i depuratori verranno aggiustati, infatti sarebbe un vero peccato rovinare la bellezza della costa ed il turismo messinese.

Tuttavia c’è da dire che, recentemente, questi stessi scarichi e depuratori appaiono come definitivamente riparati. Confidiamo nell’efficacia della riparazione, ma l’interrogativo che si presenta è il seguente: sarà questa riparazione capace di evitare definitivamente che l’estate che segue sia scandita dalle fognature difettose? É ciò che speriamo e ci auguriamo.images_Cronaca_2014_fogna

stato della fognature prima della riparazione

-Gaia Franchina

Assalto frontale della scuola: verso il blocco! – Davide Curcuruto


La battaglia contro il DDL Renzi – Giannino o “Buona Scuola” (che sembra quasi una presa in giro) continua anche dopo l’approvazione alla Camera con il lasciapassare di quella destra che ha partorito la riforma Gelmini e di quella “sinistra PD” tanto brava a parlare ma meno a votare contro.
Dopo lo sciopero generale  che ha svuotato le scuole e riempito le piazze e il boicottaggio delle prove INVALSI che nella nostra scuola ha visto il dissenso e l’assenza del 58,4% degli studenti esaminati, la protesta nel mondo della scuola è ancora forte e sempre più incisiva:
il Governo non ha sostanzialmente cambiato nulla nella riforma come richiesto dai sindacati confederali e ciò ha portato alla presa di coscienza che il tempo della concertazione è finito (se mai è stato utile, ndr)!

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Nel frattempo però la Commissione Garanzia sembra abbia accettato tutte le indizioni di sciopero e il boicottaggio degli scrutini, a differenza di quanto detto dal Presidente massimo e molte scuole d’Italia sono state occupate dagli studenti, come quelli di Siracusa, che al fianco dei loro professori con cui hanno iniziato un percorso di “didattica alternativa, vogliono fermare la distruzione del nostro sistema scolastico.

Ci sono state delle voci discordanti per questa forma di protesta ritenuta troppo “estrema”.
Ma in una democrazia formale dove valgono più gli accordi fra forze oligarchiche che le voci della piazza, vogliamo ancora indugiare?
Vogliamo ancora sopportare l’ennesima forzatura autoritario di un governo che di “popolare” non ha proprio niente?
O forse vogliamo far parte di quel 50% del Paese che preferisce aspettare che sul fiume passi il proprio cadavere senza far nulla?

Un mondo come quello della scuola per anni sclerotizzato, oggi è in sobillazione: dagli studenti più “facinorosi” ai professori più disillusi che vedono in quest’ennesimo attacco, l’annullamento della propria funzione sociale.

Sta a tutti noi intercettare quest’ “onda” popolare per dire basta e diffonderla ovunque:
e forse anche noi studenti messinesi avremmo dovuto occupar- ci del – la nostra scuola.

Davide Curcuruto, IIIC

SCOPPIA LA GUERRA TRA POVERI – Davide Curcuruto

Ed ecco ancora l’ennesima strage nel mediterraneo: fra i 700 e i 900 morti, 28 superstiti e il mare “in mezzo alle terre” è diventato un cimitero. Ancora e ancora parole ma la volontà di fermare queste stragi non esiste.
Ed ecco ancora le grida e le frasi fatte da talk show che arrivano dalle destre nazionaliste: fermare gli sbarchi e chiudere le frontiere. Cavalcano populisticamente l’onda delle stragi per creare consenso e un capro espiatorio: 80 anni fa la colpa della crisi economica era degli ebrei, oggi la colpa è dei migranti.salvini2-1024x849
Dopo la svolta “lepenista” (da “Le Pen”, il progetto politico di Salvini difatti è sempre più simile a quello del Front National di Marine Le Pen , ndr) di Salvini e della sua Lega Nord che adesso vuole uscire dai confini della “Padania” ed estendere il suo radicamento in tutto il territorio, il capro espiatorio non è più il “Sud Italia parassita” o “Roma Ladrona” ma lo straniero. Qual è migliore escamotage per unire l’Italia da nord a sud se non lo “straniero rom, sinto o negro che ruba il lavoro e viene mantenuto dallo Stato”

Ed è così che inizia la guerra fra poveri: da un lato c’è il nuovo proletariato italiano vessato da politiche neoliberiste e dall’altro c’è il proletariato straniero che scappa da fame e morte create dalle nostre politiche imperialiste e neocoloniali che scatenano in quei paesi guerre terribili.

E’ quello che ha sempre fatto il nazionalismo in fondo: dividi et impera, se gli oppressi e gli sfruttati si fanno la guerra fra loro, non si scaglieranno mai contro il vero problema ovvero un sistema economico selvaggio. E’ la rabbia di una classe media che si sta sgretolando sotto le sferzate dell’austerity ad alimentare il fuoco del razzismo ma la storia deve essere nostra maestra: nel XX secolo ciò ha portato all’avvento del Fascismo e del Nazismo.

Per questo è utile smontare un po’ di luoghi comuni che alimentano il populismo di destra:

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– Gli immigrati clandestini non sono la maggioranza ma anzi sono la minoranza. Essi hanno un   impatto minimo sulla società e anzi rallentano il calo demografico in atto nel nostro Paese. Ricordiamo anche che solo un decimo degli immigrati rimane in Italia.

– Gli immigrati non rubano il lavoro poiché essi svolgono regolarmente professioni “non qualificate” come i lavori domestici che altrimenti verrebbero svolti dai familiari stessi “in nero”. Insomma gli immigrati aiutano a far girare la disastrata economia capitalista versando tasse e   accedendo a servizi che pagano coi loro salari. Non è colpa dei proletari stranieri se i proletari italiani non trovano lavoro, ma è colpa degli imprenditori italiani che delocalizzano le aziende in paesi sottosviluppati e con meno regole costringendo il lavoratore italiano a un aut-aut: disoccupazione o lavoro sottopagato. Spesso gli immigrati lavorano in condizioni veramente raccapricianti se non in regola: picchiati dai caporali o con stipendi da fame.

– Fra gli immigrati non si nascondono i “terroristi”. Ricordiamo che il terrorismo islamico è stato ben finanziato da Paesi e imprese occidentali per impadronirsi dei pozzi petroliferi nordafricani e mediorientali. I terroristi si laureano nelle nostre università, figuriamoci se rischierebbero la vita su un barcone! Il vero terrorismo è quello mediatico che crea la paura dello straniero.

– Le operazioni come Mare Nostrum sono del tutto compatibili con le economie a capitalismo avanzato come quelle europee, considerando anche che essi si alimentano anche con le guerre imperialiste fatte in quei Paesi da cui scappano gli immigrati clandestini.

– Il fenomeno dello “scafismo” ( i viaggi organizzati illegalmente su barconi di fortuna da organizzazioni criminali che lucrano sulla disperazione dei clandestini) sicuramente non verrà fermato bloccando le frontiere e quindi alimentando un traffico umano illegale. Esso potrà essere fermato solo creando un corridoio umanitario e “andando a prendere” queste persone con mezzi efficienti. Ciò avrebbe due conseguenze: distruggerebbe i profitti il traffico illegale di uomini e avrebbe un minore impatto sulle nostre economie di una militarizzazione del mediterraneo ( la spesa militare nel nostro Paese è immensa) funzionale a scatenare altre guerre nel mediterraneo, altra miseria in quei paesi quindi un’immigrazione maggiore.

Premesso che cercare di abbassare i flussi migratori semplicemente facendo affogare i clandestini è assurdamente disumano considerando anche che la miseria in quei Paesi l’ha portata l’Occidente con le sue guerre, si rende necessaria l’apertura di un canale umanitario per l’asilo europeo per i motivi di sopra.
Basta alla guerra fra poveri.
– Insieme a loro per fermare la delocalizzazione delle imprese che crea la vera miseria nei nostri paesi. Per la nazionalizzazione delle grandi imprese.
– Insieme a loro per fermare la politica imperialista che crea guerra e fame nei loro paesi e spese insostenibili. Per l’uscita e lo scioglimento della NATO
– Insieme a loro per fermare i trattati europei che strangolano le nostre economie e per la creazione di un vero programma di salvataggio europeo. Per lo scioglimento dell’Europa del Capitale e tecnocratica e la nascita di un’ Europa democratica dei popoli, sociale e socialista.

La nostra forza sta nell’unione degli sfruttati e nell’internazionalismo: per gli oppressi di ogni nazionalità non esistono interessi nazionali contrapposti ma solo obiettivi condivisi.

DAVIDE CURCURUTO IIIC