Accurato, onirico, tragico : Delitto e Castigo – Alessia Mesiti

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“Eccoli gli uomini: vanno avanti e indietro per la strada: ognuno è un mascalzone e un delinquente per natura, un idiota. Ma se sapessero che io sono un omicida e ora cercassi di evitare la prigione, si infiammerebbero tutti di nobile sdegno.”

Buon venerdì a tutti, cari seguaci del Disinformatore! Anche se il nostro(sofferente) cammino scolastico volge al termine,la rubrica “cultura generale” rimane sempre focalizzata su importanti argomenti da trattare. Quest’oggi spenderà due parole per uno dei più celebri romanzi scritti da Fëdor Michailovič Dostoevskij, Delitto e Castigo: la trama viene incentrata sul castigo psicologico di cui è vittima Raskol’Nikov, carismatico protagonista dell’opera, in seguito ad un orribile duplice o forse triplice omicidio da lui commesso, di un’usuraia e la rispettiva sorella, probabilmente incinta. Raskol’Nikov è un’ex studente, costretto in passato ad aver abbandonato gli studi per via di problemi economici, ma prima di ciò è un ragazzo dotato di uno spiccato intelletto, razionalità e talento, caratterizzato da una coscienza offuscata da molteplici interrogativi sull’uomo e la sua natura, che lo porteranno ad isolarsi dalla famiglia e gli amici. Le sue condizioni di vita sono misere, vive in un appartamento buio, sporco e piccolo, definito grande quanto una bara che influisce sempre più sul suo stato d’animo, portandolo quasi ad avere pena per sé stesso. Scrive anche articoli per un giornale, che lo porteranno a maturare l’idea sul delitto giusto, se compiuto per ottenere grandi obiettivi: propone vari esempi che sembrano avvalorare la sua tesi, mettendo sempre al centro d’essi grandi protagonisti del passato la cui grandezza è motivo d’immensa adorazione per Raskol’Nikov. Divide gli uomini in due grandi categorie, tanto diverse quanto fondamentali per un corretto andamento del mondo: gli uomini normali, senza alcun particolare destino, definiti materiale esclusivamente per la procreazione, che vivono una vita semplice e regolare; dall’altra parte i geni indiscussi che scrivono con il proprio sangue la storia mondiale, che portano avanti le scoperte dell’uomo mettendo la propria esistenza al servizio dell’umanità, a cui è appunto consentito l’omicidio di gente comune per il raggiungimento di un grande obiettivo. Lui stesso all’inizio sembra volersi associare agli uomini geniali della storia, come il suo stimano Napoleone, e attuerà il delitto dell’usuraia da lui chiamata pidocchio della società, con l’intento di raggiungere un traguardo più elevato.

Secondo me,se le scoperte di Keplero e Newton,a seguirò di certe macchinazioni,non avessero potuto in alcun modo divenire note alla gente se non con il sacrificio della vita di uno,cento e più uomini che ne avessero impedito la diffusione o che si fossero frapposti lungo il loro cammino in qualità di ostacoli,allora Newton avrebbe avuto il diritto,e sarebbe stato obbligato a togliere di mezzo questi dieci o cento uomini per rendere note le sue scoperte all’intera umanità“.

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Anche se agli albori del delitto compiuto l’uomo sembra riuscire a mantenere lucidità in quanto sostenuto dai propri fermi ideali di giustizia, il suo quadro psicologico andrà lentamente degradandosi sotto l’immenso peso della coscienza che ovunque tenta di richiamargli alla mente le proprie colpe da espiare. Osserva tutti come una possibile minaccia alla sua libertà, sente costantemente addosso lo sguardo di ciascun passante come accusatore sprofondando sempre di più nella paranoia,che lo porterà a rinchiudersi nel logoramento della propria anima. Tra le allucinazioni e la mente sempre più incapace di riflettere, ricercherà la salvezza attraverso l’amore nei confronti di una creatura pura, Sonja, a cui rivelerà il duplice omicidio commesso.  Raskol’Nikov cadrà in preda di numerosi deliri vagabondando per le vie di Pietroburgo, in notti fredde e buie contornate da atmosfere oniriche il cui scopo è rispecchiare gli animi tormentati e differenti dei suoi abitanti:  vicoli cupi pieni di taverne e bettole per uomini e donne di facili costumi, ubriaconi vaneggianti ricchezze perdute e sogni infranti in un bicchiere di vino. Le contrastanti personalità che caratterizzano le pagine del romanzo variano appunto da un’estremità all’altra: disperazione, pazzia, purezza e astuzia, quest’ultima colonna portante dell’ispettore Porfirij, a cui viene affidato il caso sull’omicidio dell’usuraia. Le sensazioni e paure di Raskol’Nikov sembrano rispecchiarsi nelle scene di vita quotidiana descritte dell’autore, dove viene data più importanza ai momenti notturni che quelli diurni dove la speranza è soffocata dalla voglia irrefrenabile di dimenticare e gli uomini tentano di vivere come meglio credono, riuscendoci nella maniera sbagliata, trascinati nel pozzo oscuro della lussuria e del desiderio di denaro. In questo come in altri romanzi del medesimo autore, notiamo infatti come il denaro sia ciò di cui vengono privati i protagonisti, la loro fonte di malessere e disperazione, vivendo solo per il tentativo di racimolare qualche spicciolo in più: sono sempre alla continua ricerca di una felicità malsana, ambigua e triste, che si rispecchia nelle loro aspettative di vita incapaci di migliorarsi. Raskol’Nikov alla fine dovrà affrontare le responsabilità e il peso del delitto delle due donne e di sé stesso, conscio dell’essere vittima di deliri e autocommiserazione: nell’oscurità del suo futuro, dichiarato colpevole dell’assassinio dell’usuraia per cui sconterà la propria pena, s’intravede la dolce figura di Sonja, che perdona il suo animo corrotto, quasi a sottolineare una costante presenza di luce in giorni di buio.

“Ma a questo punto ha ormai inizio una nuova storia, la storia del graduale rinnovamento dell’uomo, la storia della sua grande rigenerazione, del graduale passaggio da un mondo all’altro, dell’incontro con una realtà nuova, fino a quel momento completamente sconosciuta
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Alessia Mesiti, VC

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