Saffo, profeta di un amore attuale – Giovanna Letizia

Saffo, poetessa greca del V secolo a.C., la si può considerare come una chiave per accedere al mondo raffinato ma romantico di tradizioni e passioni che tanto caratterizzano la Grecia antica e la sua poesia. Si tratta di un mondo singolare, ma non troppo, in cui ciò che ora fatichiamo a non considerare come “tabù” allora era quotidianità (nel bene e nel male). Ebbene, Saffo nasce nell’isola di Lesbo, presso la cittadina di Mitilene, in una famiglia aristocratica. In realtà questi particolari non contano troppo; vita e produzione poetica della celebre poetessa greca erano incentrate sul tiaso.

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Il tiaso era una comunità femminile (allora gestita dalla stessa Saffo) basata sul culto di Afrodite, dea della bellezza, dell’amore e della fertilità (protagonista, insieme con l’amore, di diversi versi-preghiere della poetessa). Questo educando era frequentato dalle fanciulle prossime al matrimonio; che venivano educate all’arte di essere perfette future mogli, con arte, alla musica, alla poesia e, ovviamente, all‘amore carnale e ideale. Dal ruolo di istruttrice a 360° della poetessa è semplice comprendere la grande ispirazione e il trasporto emotivo della poesia di Saffo. Proprio perchè dedicato ad Afrodite, il tiaso aveva come peculiarità l’abbandono totale all’eros: era assolutamente consueto che le giovani allieve avessero rapporti omoerotici tra di loro, o con le loro insegnanti. Ciò non veniva visto con sdegno, bensì  lo si riteneva propedeutico e che, piuttosto, favorisse un perfetto e felice matrimonio eterosessuale. Tornando alla nostra Saffo, anch’essa partecipante a questi “riti preparatori”, non teme di dimostrare ampio interesse per alcune sue allieve, ossia Anattoria, Attis ecc.. alle quali dedica numerose poesie. In particolare, ricordiamo il frammento 31, in cui ella esterna tutto il suo amore, tramutatosi in una gelosia quasi folle nei confronti del futuro marito della sua allieva. Tale carme (che potete leggere qui),

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che è caratterizzato da un’intensissima emotività sofferta e che tutt’oggi rappresenta un rudimentale elenco dei “sintomi dell’amore“, ha ispirato molti poeti greci e latini, in particolare Catullo, grande suo seguace, che all’epoca era considerato il più “scandaloso” della civiltà romana, date le tematiche trattate e la modalità con cui erano descritte, talvolta. Purtroppo sulla vita di Saffo abbiamo molte notizie incerte. Gli stessi carmi sono stati ritrovati in maniera disordinata, spezzati in molti versi o, altrimenti, incompleti. Le rime esprimono, spesso e volentieri, una malinconia romantica, talvolta angoscia.

Perchè la concezione dell’amore stesso, che al giorno d’oggi consideriamo così spontaneamente importante, proviene essenzialmente da Saffo che per la prima volta ammette : “Quale la cosa più bella
sopra la terra bruna? Uno dice una torma
di cavalieri, uno di fanti, uno di navi.
Io, ciò che s’ama.”

Questo sentimento non era mai stato descritto in quel modo. Nessuno, fino ad allora, aveva mai avuto il coraggio di ammettere la trasformazione che impone l’eros, trasformazione che ti fa sentire affogato “in questo limbo d’astrazione, con un piede nel fango e le dita nel sole” (Astrazione, saffo). E’ una realtà viscida come il fango che ci appesantisce le gambe. E’ una realtà che ci impone il suo concetto di giusto e sbagliato a seconda del pensiero maggiormente condiviso. Ma si tratta soltanto della realtà, d’altronde. E’ soltanto superficialità, un mondo in cui tutto è limitato dalla concretezza e dal pregiudizio. La nostra Saffo, narra una leggenda, sembra essersi gettata dalla rupe del Leucade, in conseguenza a un amore non corrisposto. Tale leggenda sarà forse un forte simbolo delle concrete conseguenze (descritte dalla poetessa) che può avere un sentimento così coinvolgente sulle nostre vite?

 

Giovanna Letizia, VB

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Neuter. Quando decido di non decidere -Giovanna Letizia

Neuter. Ne uter. Nessuno dei due.

Il concetto di neutralità si manifesta in contesti differenti, con conseguenze differenti. Neutro può essere un genere, in latino e in greco. Rappresenta qualcosa che non è nè maschio nè femmina, e in quanto genere neutro gode di desinenze proprie, alcuni casi.

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Don Abbondio ed i Bravi

Neutro è ben più di questo. Può essere una decisione, una presa di posizione davanti molteplici situazioni. Diventa una necessità. Compare nei libri di storia come strategia adottata da taluni popoli, che possono difenderla con le armi, se non rispettata ( neutralità armata ), o che non intendono difendere con le armi la violazione della propria condizione di neutralità (in questo caso disarmata). La neutralità, correndo accanto alla violenza, ha scritto la storia allo stesso modo. Un chiaro concetto (in ambito bellico) viene rappresentato dal numero di Paesi che hanno deciso di astenersi dal conflitto armato, pur mantenendo lo schieramento politico. Alcuni hanno deciso di non combattere, sì, ma contribuivano al conflitto rifornendo i Paesi dell’alleanza che sostenevano (da vedere la Svezia che accettò di buon grado di rifornire la Germania di ferro). Ma, decidendo di non combattere, correvano “il rischio” di essere disprezzati dai coloro che entravano in guerra, anche se la neutralità sarebbe stata la scelta più giusta da prendere, per il Paese ( come la Spagna che, pur dichiarandosi neutrale a causa della devastazione della guerra civile, fu disprezzata da Hitler, Mussolini e dagli altri membri dell’Asse). Bisogna essere consapevoli del fatto che colui che si definisce neutro è sotto la mira della gente tendente a monopolizzare chiunque, sotto il pugno dei “potenti”, soprattutto se si tratta di neutralità disarmata che, personalmente, definisco “Sindrome di Don Abbondio”. Viene sicuramente in mente il curato del paese in riva al lago di Como, scenario dei Promessi Sposi. Don Abbondio non è nato col cuor di leone, infatti egli vive per essere sempre al sicuro da tutto e da tutti, tenendo una posizione perennemente neutrale e un atteggiamento costantemente remissivo. E’ questa la neutralità disarmata. La rinnegazione della propria decisione. Una scelta di essere elemento di sfruttamento dei potenti. E’ bastato poco per i bravi, due terroristi, per convincere il docile Don Abbondio a sottostare alle loro regole. La neutralità è stata violata, ma il debole curato non ha opposto la minima resistenza. L’essere neutri può comportare vantaggi, come l’imparzialità; utile, sì, ma fino a un certo punto. A sovrastare qualsiasi altra necessità, vi è quella di non lasciarsi monopolizzare dai “potenti”, nè tantomeno da coloro che diffondono il terrore, pur di controllare il mondo intero. Prendere una posizione ben precisa dice molto delle tue idee, di te stesso, e la determinazione con cui porti avanti questa decisione fa di te una persona degna di rispetto. Dall’altro lato, se prendi una posizione e non la sai difendere, perchè non sei interessato a difenderla, allora è ben evidente che non hai gli obiettivi ben chiari, quindi si tende ad approfittare di questa sottile sfera di vetro. Ci si gioca, la si lancia, la si fa roteare, con noncuranza. Perchè la neutralità è, appunto, la decisione di non decidere. Una scelta criticata fortemente da molti. Ma pur sempre una scelta che, se difesa seriamente e adeguatamente, viene rispettata come tutte le altre.

-Giovanna Letizia

QUANTE VOLTE UN UOMO PUO’ VOLTARE LA TESTA FINGENDO DI NON VEDERE? – Giulia Campagna

blowin_in_the_wingBlowin’ in the wind è un brano scritto nel 1962 da Bob Dylan. In quegli anni l’America era impegnata nella guerra in Vietnam e nasceva il movimento hippie che dall’America avrebbe raggiunto il resto del mondo del mondo. Alcune mie recenti esperienze mi hanno fatto ripensare al testo di questa canzone dal contenuto pacifista e ai suoi tratti di denuncia nei riguardi dei comportamenti degli uomini, che sordi non sentono i lamenti dei propri contemporanei. Dylan evidenzia l’inerzia con cui l’uomo persevera nei suoi errori e continua a cercare di risolvere i problemi con la violenza e con la guerra. Pur essendo passati più di 50 anni dalla stesura di questo testo, esso resta attuale come, del resto, la maggior parte dei testi di Bob Dylan, e sembra pronto per rappresentare l’inno della nostra generazione come in passato è stato portatore degli ideali dei ragazzi degli anni 60′ del novecento disillusi dalla politica. Come i ragazzi di 50 o 60 anni fa si chiedevano quante palle di cannone dovessero volare prima che venissero bandite per sempre, noi ragazzi di oggi ci chiediamo quante bombe dovranno essere sganciate su civili innocenti prima che smettano di essere prodotte.

  THE ANSWER MY FRIEND IS BLOWIN’ IN THE WIND, Bob_Dylan-Blowin_in_the_Wind-Easy_Solo_GuitarTHE ANSWER IS BLOWIN’ IN THE WIND

Negli ultimi giorni ho avuto l’onore di parlare con un extracomunitario, veniva dalla Nigeria, era stato in Inghilterra e ora era qui a Messina. Era contento perchè dopo mesi che cercava di parlare con qualcuno ero la prima ad offrirgli una chiacchierata; mi ha fatto domande su come funziona la vita qui, su cosa fanno i ragazzi della mia età, mi ha parlato dell’Inghilterra e quando gli ho detto che partirò per Londra con mio padre quest’estate gli brillavano gli occhi, mi ha raccontato le sue esperienze a Londra e ha scherzato con me. È simpatico e intelligente, è piacevole la sua compagnia, tra le chiacchiere pronuncia una frase che mi fa venire la pelle d’oca: “ho fame, ti prego aiutami, dì ai tuoi amici di aiutarmi dammi un pezzo di pane” io gli rispondo che non ho il portafoglio con me e lui timidamente mi dice che mi crede, gli chiedo di aspettare, che gli avrei portato qualcosa da dentro il ristorante e lui mi dice che se la caverà da solo e che qualcosa riuscirà a comprarla. Mi batte il 5 e se ne va così il mio amico di colore, non lo rivedrò più molto probabilmente e tutto ciò che rimpiango è il non aver potuto fare nulla di più che scambiare due parole; realizzo che sono migliaia come lui in cerca di una patria, in cerca di qualcuno con cui parlare. Davanti a questa realtà non posso che sentirmi impotente. Lacrime acide mi scorrono sul volto, e la mia tristezza si trasforma in rabbia verso chi avrebbe potuto aiutarlo, anche solo con un sorriso anche solo con una chiacchierata e mi chiedo, proprio come Dylan fa nella terza ed ultima strofa: “quante volte un uomo può voltare la testa fingendo di non vedere?”

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THE ANSWER IS BLOWIN’ IN THE WIND

-Giulia Campagna 

TENACIA – FRANCESCA CARDILE

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TENACIA: Essere fermo e costante nelle proprie idee.  Deciso a proseguire i propri intenti. Credo che un po’ di tenacia faccia bene a tutti. L’avere idee e seguirle, forse una delle poche soluzioni per i problemi. Tutti ci siamo trovati, almeno una volta, davanti ad un bivio, costretti a prendere una decisione, noi, solo noi e la nostra mente ed i nostri pensieri contro il mondo. Prendere decisioni, personalmente, mi viene particolarmente difficile. La paura che ciò che sto per fare possa essere sbagliato si impossessa di me, non facendomi capire più nulla. E spesso mi trovo a seguire la massa, l’idea più “gettonata” anche se all’inizio non credevo fosse la migliore. Pur non essendo ferma nelle mie decisioni, in altri ambiti la mia tenacia è stata molto importante nel conseguimento dei miei obbiettivi. L’unico modo per raggiungere i nostri traguardi è non arrenderci davanti a nessun ostacolo neanche a quelli che sembrano insormontabili. La vera tenacia sta proprio in questo, nel non mollare mai, qualunque cosa ci venga messo davanti. Essere tenaci consiste nel affrontare ogni cosa, anche quella peggiore, a testa alta, dando sempre il massimo. L’avere un’idea propria ed essere intenzionati nel portarla avanti forse è l’esempio più calzante per descrivere la tenacia. Portando degli esempi pratici si potrebbe parlare di Gandhi, Nelson Mandela, Martin Luther King…tutti dei grandi che hanno lottato per i loro sogni e per le loro idee fino a quando non hanno raggiunto un traguardo ed hanno ottenuto un grande risultato, nonostante tutte le difficoltà. E’ vero che va anche guardata l’altra faccia della medaglia: la tenacia non è per forza una cosa positiva se viene analizzata il senso letterale. Come già detto all’inizio, l’uomo tenace sarebbe “colui che è fermo”. Esaminando questa definizione la tenacia rappresenterebbe sia il ‘non mollare mai’ che il ‘non cambiare mai’. Quest’ultimo non è del tutto corretto. Bisogna essere tenaci, si, per i propri sogni fino a quando non verranno raggiunti, ma non troppo ostinati nelle proprie idee che è giusto che vengano confrontate e, se è il caso, anche variate e soprattutto evolute. E, come dice Murakami, “Qualsiasi cosa, se rimane a lungo uguale a se stessa, finisce per esaurire a poco a poco la propria energia.”

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Francesca Cardile IVA

La Legge degli Astri – Luna Cilia

La parola astronomia è composta da due parole: αστρον (stella) e νόμος (legge). La legge delle stelle, dunque, è un ramo della scienza che ha sempre affascinato l’uomo, sin dai tempi arcani, nei quali -erroneamente – venivano creati ed inventati diversi miti per dare una spiegazione alle miriadi di domande sullo scopo dei corpi celesti, ed alcuni, per nostra fortuna, sono stati tramandati fino ad oggi tramite antichissimi ritrovamenti. La cosa che mi ha sempre affascinato è la necessita umana della spiegazione di ciò che avviene all’infuori del nostro piccolo grande mondo, formulando ipotesi che, nonostante fossero errate, strappano un grande sorriso per la tendenza antropocentrica di dare a stelle, satelliti e pianeti caratteristiche umane, sentimenti, passioni e dolori: prendiamo ad esempio il mito azteco di Tecciztecatl, uomo che era destinato a diventare il dio del sole ma che per diventarlo aveva l’obbligo di sacrificarsi bruciando e, per paura, venne sostituito da Nanahuatzin che divenne il dio del sole; allora egli, per orgoglio ferito, si sacrificò successivamente e sorsero due soli, poi un dio tirò un coniglio addosso a Tecciztecatl facendolo diventare la luna. Gli esempi che si possono fare sono molteplici quasi quanto il numero degli uomini che ha dedicato la sua vita a questa scienza : Ipparco, Eudosso, Copernico, Galilei, Keplero, Newton e via dicendo , fino a giungere ai giorni nostri portando l’esempio di Stephen Hawking, ma il punto del discorso non è questo. Per qualche strano motivo,abbiamo sempre sentito questa sorta di connessione tra noi, banali, piccoli esserini e quell’infinità di corpi celesti, di dimensioni così colossalmente inconcepibili da essere ancora visibili sotto le sembianze di banali capocchie di spilli a milioni di chilometri di distanza. Per qualche strano motivo, in un momento di sconforto, a prescindere dalla nostra età e\o religione, abbiamo alzato lo sguardo verso il cielo e ci siamo sentiti insignificanti in confronto alla presenza schiacciante delle stelle, e abbiamo sperato di assomigliargli almeno un po’, che restar lì, immobili, guardando la vita scorrere da lontano e tuttavia essere sempre presenti e privi dall’esilio nel dimenticatoio è sempre accattivante. Per qualche strano motivo, in un momento di rabbia, abbiamo guardato in alto e (accennando un sorriso) ci siamo ricordati di quanto effettivamente invece sia bello sapere di essere problematici, stanchi e preoccupati ma vivi quando si sa che tutto prima o poi ci scorrerà tra le nostre dita come quando cerchiamo di afferrare l’acqua, nell’incertezza di vivere un giorno, un mese, un decennio ancora; o proprio questa nostra piccolezza ci ha spinto a dare il meglio, a fare il possibile per meritarci anche noi quel posto d’onore nella memoria delle persone. Non a caso milioni di scrittori, poeti e artisti si sono sentiti ispirati dal freddo struggente di una nottata senza luna, da una meteora, dalle luci soffuse dell’alba: è la nostra natura. Per aspera ad Astra.

Luna Cilia VD