Il suo riflesso – Natale Miduri

Era dinanzi lo specchio: il suo riflesso. Voleva vedere come fosse realmente, senza nascondere i propri difetti, quelli che mai nessuno le faceva notare, quelli così orribili che non aveva mai avuto il coraggio di discernere per paura, perciò decise in quel momento di abbandonare l’irresolutezza che l’aveva perseguitata fino ad allora e scrutare la realtà. Il viso così mesto esprimeva in maniera quasi perfetta le piaghe di un’adolescenza abbattuta, dove l’ingiustizia allontanava tutti i propositi di una vita perfetta, i sogni tanto agognati e le speranze che come una candela si affievolivano sempre di più fino a tremare debolmente, segnale del loro imminente spegnimento; i capelli così vividi in quel riflesso avevano perso la lucentezza di un tempo, erano spenti, e come frangibili fili che si scuciono dal tessuto di un presente spietato che la imprigionava, cadevano e con sé portavano via i ricordi felici di tempi lontani, cancellati da un male troppo pesante per un anima così fragile,così debole per affrontare la tremenda violenza di una battaglia che a priori aveva perso. Il suo corpo tanto esile era pieno di lividi profondi;ognuno di essi corrispondeva ad una caduta. Aveva spesso fallito,e le sue sconfitte aumentavano di giorno in giorno, ininterrottamente; si sentiva persa in un mare che non poteva più dominare con un semplice timone, ormai era naufraga in un’isola inospitale dove terrore e amarezza erano il suo nutrimento, dove lo sconforto era la sua consolazione. Le sue braccia erano piene di ferite: aveva provato a dominare i cieli più remoti ma erano caduti poiché privi di ali; cercava di abbattere la spessa barriere dell’odio che intrappolava la sua vita, ma senza risultato: la sua voce era troppo debole per far risuonare il grido dell’altruismo. Quando un uccello viene privato delle sue ali, non gli resta che morire in solitudine silenziosamente. Le gambe, invece, avevano i tendini rotti e le ossa consumate da una corsa senza tempo nel cercare l’armonia per la sua vita imperfetta. Spesso infatti andiamo dietro ad un vapore di utopie che investono la nostra mente influenzandoci e dandoci quella vana speranza che si radicherà nel nostro cuore.

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Provava a cercare aiuto,ma non vi riusciva,era debole e non poteva essere salvata, era uno scherzo della natura,un ingombro,un ostacolo per il mondo in cui viveva,non credeva più eppure sperava ancora. Le sue labbra ,che vedeva attraverso quello specchio,erano pallide,mancava l’amore che aveva dato spazio all’odio, esso le divorava e risucchiava tutto il suo essere che era così inerme alle forze esterne. Chiedevano di essere inumidite dall’affetto vero, non dalla superficialità umana che si imponeva quotidianamente; supplicavano di essere amate non per come erano ma per ciò che erano : semplici e da proteggere. Erano state inoltre lacerate da quella tremenda divinità che da e poi, come un pubblicano, chiede in cambio il doppio:Amore. I suoi occhi erano la parte più strana di quella sua parvenza, erano grandi e mostravano apertamente la dolcezza infinita che può racchiudersi dentro un essere umano, ma allo stesso momento anche l’esilità di un carattere apparentemente forte che come un muro si degrada lentamente e costantemente: era la sua corazza che non poteva più proteggerla, una semplice freccia fatta di odio avrebbe potuto annientarla,definitivamente. Erano come una lastra di vetro, si poteva intravedere ogni cosa ma niente poteva essere compreso nel giusto modo; era incredibilmente resistente alle intemperie ma se colpito si sarebbe potuto disintegrare in mille piccoli pezzi. Mentre li analizzava, da essi scorrevano alcune lacrime salate, poiché si stava liberando di pesi insostenibili, di cattiverie subite e di ricordi drammatici. Questo non era il riflesso del suo esteriore ma del suo interiore, aveva cercato non di indagare il corpo ma un’anima piena di scheletri ancora sepolti, di ragnatele nascoste che nemmeno la sana coscienza avrebbe potuto eliminare; era un riflesso sensibile, sfocato agli occhi umani, a quegli occhi superficiali che pensano solo ad analizzare ’’ l’apparente’’ e non le sfaccettature della fragilità umana.

-Natale Miduri

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La ragazza voleva continuare a danzare nelle nostre vite – Natale Miduri

“La musica è l’unica arte che conferisca un senso alla parola assoluto. E’ l’assoluto vissuto, vissuto però tramite un’immensa illusione, visto che si dissolve subito al ristabilirsi del silenzio. E’ un assoluto effimero, un paradosso”

Come dice Emil Cioran,la musica è un abbaglio,come un vapore appare e poi scompare, con la sola differenza che essa lascia dentro di te un turbine di emozioni strane che non racchiudono la semplice gioia o tristezza, ma sentimenti che non trovano spiegazione nella logica umana e che hanno origine solo per pochi istanti. Ogni musica ha una piccola storia da raccontare,ci sono brani con le parole e brani senza parole,dove a parlare è l’incessante susseguirsi di note che tesse un lungo racconto cucito con dei fili magici che riempiono la nostra anima di armonia. Uno dei più grandi pianisti del secolo,a mio parere è Yiruma,celebre per aver composto il brano ‘’River flows in you’’. Qui la realtà che si incontra con la fantasia da origine ad uno scenario così particolare che trova per ognuno una diversa interpretazione. Il mio obiettivo non è quello di raccontare bensì decifrare un codice segreto che s’impernia nella vita delle note ,creando così un legame speciale tra ritmo musicale e parole,sempre più intenso e palpitante, ed assottigliando l’evanescente linea che ci separa dall’universo musicale e ci rende ciechi,apatici e incapaci di sognare. Personalmente,rievoca in me la giovane storia di una ballerina che al calare delle tenebre inizia a ballare in un bosco vicino ad un fiume, illuminato da una brillante luna che genera guizzi di luce sulla superficie diafana dell’acqua. Muovendo lentamente le gambe e le braccia inizia timidamente la sua coreografia armonica,accompagnata dal solo gorgoglio del fiume e dalla foglie degli alberi che iniziano a tremare spinte da un fragile vento. Le emozioni diverranno sempre più forti ed inizierà a roteare con quel suo vestitino bianco e volteggiando le verrano in mentre antichi pensieri. Erano i ricordi di effimeri momenti passati a gioire, a sorridere e a vivere.

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La nuda terra,sulla quale saltava era infuocata d’un fuoco energico,che proveniva dalle sue esili gambe, persino l’aria s’era fatta più leggera,mentre le sue mani si muovevano leggiadramente come per toccarla, come per rubarle l’essenza e trasferirla nei suoi muscoli. Era stata sempre così fragile,così mesta,ma finalmente era riuscita a ritrovare se stessa,era diventata parte della natura si era unita ad essa e non voleva smettere anche quando una leggera pioggia scendeva dal tenebroso cielo e sfiorava il suo viso. Forse aveva trovato nella natura un’amica,un sostegno sempre presente,che lei ricambiava con cadenti passi sulla fredda superficie del terreno .Cadeva ma si rialzava, sbagliava ma con umiltà si correggeva come un fiume che con la sola sua forza elimina nel suo percorso ingombranti ostacoli, pur di continuare a scorrere. La luna ammaliata da quei repentini passi spostò la sua luce su di lei,creando un’atmosfera surreale intensificata anche dalle stelle che la imitarono;voleva mettere in risalto la sua bellezza scalfita dal tempo e da una vita che emanava il profumo di una storia drammatica e spietata. Volava sulle ali del vento, non sentiva né la fatica né la stanchezza del suo corpo mortale,quel tripudio di emozioni la faceva stare bene,a tal punto che non si accorse che la notte stava quasi finendo per lasciare spazio al giorno,quando si rese conto,come se il domani portasse angoscia, la malinconia ritornò nella sua mente e i suoi movimenti quasi si affievolirono,allora quel fiume la rapì come se fosse una giovane ninfa e divenne parte delle sue acque affinchè continuasse a danzare con il solo rumore delle onde e della natura;ella lo avrebbe fatto per tutta la sua vita senza mai fermarsi e arrendersi dinanzi a quei tristi ostacoli che volevano impedirle di sognare;il fiume ora era dentro di sé,più nulla poteva farle paura. Cullata dalla fresca acqua raggiunge il mare con un ultimo arabesque, riunendosi all’infinito: era finalmente libera. Anche questo brano finisce con una nota che pone un termine e dissolve il sogno che la musica ci regala,ma noi vogliamo che esso continui, come la ragazza voleva continuare a danzare, nelle nostre vite.

-Natale Miduri

Ricordiamoci di essere umani – Giulia Campagna

In uno stato come il nostro dove i fondi statali non soddisfano le richieste di noi cittadini, sono sempre più i privati che, senza alcuno scopo di lucro, decidono di mettersi a disposizione del prossimo impiegando denaro ed energie per fornire servizi che lo stato continua a non garantire. Senza alcuna pretesa e senza aspirare ad alcuna fama, ogni giorno migliaia di persone sul suolo italiano, danno un contributo a chi ha più bisogno: c’è chi distribuisce pasti gratuiti, chi insegna a leggere e scrivere in italiano, chi aiuta gli anziani nei più svariati ambiti, chi si prende cura dei bambini e cerca di garantire a tutti un’istruzione, e così via. Credo sia molto importante trovare un po’ di tempo per chiederci se abbiamo il tempo di provare compassione, se siamo disponibili a sacrificare il nostro tempo per fare qualcosa per gli altri, se quando saliamo su un tram dopo aver incrociato lo sguardo di qualcuno siamo capaci di regalargli un sorriso

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Soprattutto in una società consumistica come la nostra in cui tutti sono occupati a correre per ricordare a se stessi i propri impegni quotidiani, forse per sentirsi utili o per dimenticare di aver accantonato la propria umanità, per aver rinunciato ad aiutare chi ne aveva bisogno o per aver dimenticato il valore di un sorriso e il sollievo che la nostra positività può dare agli altri. Credo sia importante ricordarsi che dietro quegli impegni quotidiani, quel correre, quegli sguardi vuoti, tutti siamo umani. I volontari, sono coloro che ogni giorno appena svegli, si ricordano di essere umani e non esitano a offrirsi al prossimo. Se tutti riuscissimo a ricordarci di essere umani e decidessimo di aiutare attivamente il prossimo in questo periodo di forte crisi economica e sociale, se fossimo disposti a faticare avendo come unico compenso la riconoscenza di chi viene aiutato, se questa situazione, ad oggi pesantemente utopica, fosse tangibile e reale, tutti ne trarremmo beneficio e scopriremmo che creare sorrisi come i volontari cercano di fare è la miglior professione che si possa esercitare e la consapevolezza di essere realmente utili e di aver compiuto un opera positiva è la miglior ricompensa.

-Giulia Campagna

Luce: un’energia ispiratrice – Benedetta Catanoso

” Sia la luce”, e la luce fu. La luce è tutto, è inizio e fine di tutto. La luce è vita, il primo passo, il primo sguardo e la prima speranza. La prima cosa che abbiamo visto quando siamo venuti al mondo e la prima che vediamo ogni giorno prima di addormentarci. La luce è ferma, calda e inevitabile.  La luce negli sguardi, nelle parole, nei sorrisi. Noi siamo luce e il mondo su cui abitiamo vive grazie ad essa. La luminosità è sinonimo di risveglio, è sinonimo di un distacco dalle tenebre e di un benvenuto alla vita. Tutto ciò che è vivo ed è pieno di energia è luce. Il creato vive grazie alla luce ed essa è sempre stata fondamentale nella storia. In un’ immagine disegnata, dipinta o fotografata, per esempio, la luce costituisce un mezzo espressivo di grande efficacia. Può comunicare sensazioni di inquietudine, tranquillità o allegria e straordinari e confusi sentimenti.

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Nell’arte, dunque, è parte integrante di diverse opere e punto di riferimento per molti artisti; basti pensare a Caravaggio, che attraverso raggi di luce che penetrano da una precisa direzione, riusciva a risaltare le figure attraverso il contrasto con lo sfondo buio. Con la luce l’artista simboleggiava l’entità divina nell’oscurità della sua vita. Anche in letteratura la luce ha spesso avuto un ruolo primario.  Già durante l’epoca medievale, Dante, nel Paradiso della Divina Commedia,  uno dei più grandi capolavori della letteratura di tutti i tempi, ammira l’immensa luminosità e rimane abbagliato da questa luce eterna ed infinita che interpreta come manifestazione del Dio glorioso.  Osserva e descrive questa perfezione immensa immergendosi in un’atmosfera che lo coinvolge nella propria magnificenza. Assume la consapevolezza della presenza dell’immenso che ritroviamo nella poesia Mattina con le famosissime parole di Ungaretti ( Mi illumino d’immenso) nelle quali percepiamo la grandezza del creato e la grande meraviglia che ci sembra scontata e che spesso sorvoliamo. La luce, dunque, coinvolge e meraviglia da sempre; potremmo stare ore a parlare dell’importanza che essa avuto nel corso della storia e della cultura.  Insomma preservare e ammirare la potenza della luce per il benessere del nostro pianeta deve essere ormai come un dovere per renderci conto dell’immensità di questa fonte di energia ancora rinnovabile.

– Benedetta Catanoso