Tirando le somme… Occupazione 2016 – Luna Cilia

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il Direttivo

Non è mai troppo tardi per fermarsi a riflettere sugli avvenimenti, specialmente quando ne si è i diretti artefici.

È così, con il documento (di cui ho deciso di citare i punti salienti poco sotto) scritto e ideato da alcuni rappresentanti degli studenti del nostro liceo, che ha avuto inizio l’occupazione del Liceo Classico G. La Farina: era una mattinata gelida dall’aria pungente e carica di promesse, di una promessa più di tutte le altre. Una promessa forse inaspettata, diversa dal semplice sentore di occupazione, banalizzato dalla diffusa falsa idea di baldoria: la promessa di rispettare, nel modo più democratico possibile, la volontà di tutte le componenti dell’istituto. Proprio per tale motivo, dopo settimane di riunioni, di litigi, di organizzazioni matte e disperatissime, il “Direttivo”, ossia il gruppo di studenti dedicatosi a curare gli aspetti e le modalità nelle quali svolgere il tutto, ha varcato le porte della scuola il 14 dicembre 2016, contraddistinto dalla fascetta verde al braccio, e ha condotto la popolazione scolastica in cortile per un’assemblea auto-convocata.

Noi studenti, spesso e volentieri, veniamo trattati come dei bambini capricciosi, dei ragazzini che non sanno ascoltare, che protestano per perdere ore di scuola, che meritavano di essere educati con qualche schiaffo in più. Noi studenti, spesso e volentieri, per questi motivi non veniamo ascoltati, la nostra opinione viene messa da parte perché ritenuta poco rilevante, le nostre proposte non vengono considerate perché ritenute poco mature.
Le nostre manifestazioni, le nostre assemblee, i nostri boicottaggi frequentemente descritti come “momenti di svago”.
Ma chi scende in piazza ogni qualvolta il governo propone una riforma della scuola ingiusta? Chi ha rifiutato gli invalsi? Chi ha proposto una legge di iniziativa popolare per modificare la legge 107? Chi ha evitato a questo paese una riforma costituzionale ingiusta e raffazzonata?
(…) Renzi spesso ha dichiarato che, negli istituti che ha visitato, ha trovato degli studenti felici dell’alternanza scuola-lavoro, e professori felici del bonus riservato ai migliori docenti della scuola, che ha trovato delle scuole all’avanguardia, delle scuole migliori.
Ma la verità è che CHIUNQUE frequenti una qualsiasi scuola d’Italia sa che la realtà è ben diversa da come la descrive il premier.
Gli studenti sono costretti a lavorare gratuitamente per le aziende locali e non, perdendo le consuete lezioni mattutine per recarsi “a lavoro” (e poi siamo noi che non vogliamo andare a scuola) o ancor peggio, l’unico momento di svago reale quale le vacanze estive; sono costretti a lavorare anche e soprattutto in orario extra-scolastico ostacolando le necessità e le tempistiche individuali previste per svolgere i compiti per casa e/o di frequentare qualsivoglia attività pomeridiana.
Ancora oggi gli studenti delle seconde classi ogni anno devono svolgere quei test invalsi che non aiutano nello sviluppo della propria coscienza critica (…)
Il Comitato di Valutazione, avente lo scopo di dare un criterio alla distribuzione del fantomatico bonus per i docenti più meritevoli, spesso utilizza delle griglie di valutazione inappropriate (…) Il bonus ha portato nelle scuole italiane una lotta fra professori, un conflitto di interessi improduttivo e deprimente. Per noi, i professori sono quasi tutti bravi e quindi meritevoli. Sono rari i casi di docenti che svolgono male il loro lavoro e mettono così in cattiva luce l’intera categoria, composta dalla stragrande maggioranza di insegnanti molto preparati, sinceramente appassionati e totalmente dediti al loro compito. I cattivi esempi andrebbero perseguiti seriamente per evitare di danneggiare il processo di formazione degli allievi, mentre il bonus nella sua iniquità serve soltanto a nascondere la triste realtà della quasi totalità degli insegnanti, molto meritevoli ma molto malpagati e molto poco considerati.
Ai problemi portati dalla 107 dobbiamo aggiungere poi quelli irrisolti che si protraggono da secoli, uno fra tutti il problema della sicurezza nelle scuole.
(…) Per quale motivo gli studenti devono avere paura di entrare a scuola, sapendo del rischio che corrono ogni giorno e della noncuranza generale? Perché i soldi spesi per questa, e tante altre problematiche sono fin troppo pochi per risolvere definitivamente questa criticità?
E’ per questo che oggi torniamo con questa forma di protesta, è per questo che oggi torniamo qui a riprenderci ciò che ci spetta di diritto.
Il movimento studentesco messinese, ed il liceo La Farina soprattutto, non potrà mai dimenticare ciò che è accaduto l’anno scorso.
Noi tutti non potremo mai dimenticare come siamo stati trattati dai media locali, come siamo stati trattati dai genitori, come siamo stati trattati dal dirigente.
Non dimenticheremo mai le urla che ci sono state rivolte contro, non dimenticheremo mai tutti quegli insulti, tutte quelle sentenze vomitate da chi dovrebbe dare il buon esempio.
Noi però non ci siamo fermati di fronte a quella repressione (…) abbiamo organizzato sit-in, manifestazioni, convegni, boicottaggi.
Riguardando quelle cicatrici non scendono più lacrime dai nostri volti. Riguardando quelle cicatrici oggi ci fanno solo ribollire di rabbia, ci aiutano a non mollare mai, a non arrenderci mai.
(…) Per questo motivo noi torniamo più furiosi di prima, più maturi e più combattivi.
Abbiamo votato no per riprenderci il paese, adesso cominciamo dalle nostre scuole.
D’ora in poi non vogliamo più che le decisioni vengano prese dall’alto, non vogliamo più che a fare le riforme siano i poteri forti come Confindustria: da ora in poi decidiamo noi.

 

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fotografia di Simone Tindiglia

“Chiunque sia interessato a partecipare resti in cortile, chi invece ha deciso di proseguire con la regolare attività didattica vada in classe” ha annunciato il suono metallico del megafono, sul palco di argento e ruggine che da sempre hanno rappresentato le scale affacciate sul cortile. Dopo aver esposto in modo chiaro le motivazioni della campagna di protesta, approvata dagli studenti stessi dopo la votazione (sempre avvenuta durante un’assemblea, pochi giorni prima), con più di 250 voti favorevoli sui 300 votanti presenti, è stato dichiarato lo stato di occupazione. Un’occupazione, come annunciato precedentemente, diversa da ogni altra che l’ha preceduta: per la prima volta, con la piena libertà di consentire ai docenti di svolgere l’attività didattica in modo comodo e pratico, destinando il piano superiore della scuola interamente ad essa. Un’occupazione sicuramente formata da giorni difficili, specialmente dopo l’amarezza dell’anno precedente, ma ricca di buoni propositi e della volontà fortissima di fare tutto nel modo migliore possibile.

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(fotografie scattate durante alcuni corsi, che comprendono: Scrittura Creativa – Elena Grussu, Benedetta Catanoso, Luna Cilia; Russo – Cecilia Moraci; GSM – Ugo Muraca)

Nonostante ciò, non poche sono state le critiche rivolte agli organizzatori, a partire da alcuni docenti, che hanno definito il tutto con frasi reiterate e ben note quali “il solito spreco di tempo”  “una pagliacciata”. Ma noi, studenti, siamo andati avanti giorno dopo giorno, con la consapevolezza di portare avanti una delle occupazioni più corrette, e miglior organizzate, di sempre. Qui si parla di dati di fatto: ogni giorno è stata offerta agli occupanti una vasta gamma di corsi, dibattiti, momenti formativi vissuti in comunione, garantendo a tutti (anche a chi non vi ha partecipato) la libertà di scelta. Perché occupare una scuola significa usufruire del corso di autodifesa, di scrittura creativa, di disegno, di lingua e cultura Russa, significa partecipare al dibattito sulla crisi o al Gruppo di Studio Marxista, tanto quanto abitarla, persino dormire sui banchi freddi che alle tre di notte lo sono ancor di più, per dimostrare che non è vero che un liceale non ha idea di cosa significhi stare al mondo, conoscere i propri coetanei, autogestire interamente un luogo, affrontare da solo problemi piccoli o grandi che siano.

15492517_1372666669451184_502999698709104605_n.jpgPerchè occupare una scuola significa crescita, significa, come lo è stato per noi, esser capaci di rendere la scuola più pulita di quanto lo sia stata mai prima, in vista di un Open Day perfettamente organizzato in sinergia tra alunni e insegnanti, svolto sotto occupazione.

Nonostante gli intoppi, la frustrazione di quando le cose non vanno come devono andare, il risentimento nel constatare sfortunatamente che, giorno dopo giorno, gli studenti occupanti diminuiscono, nonostante la tristezza nell’accorgersi che occupare è in primo luogo una protesta per ben pochi, possiamo dire senza alcun timore che abbiamo fatto – direttivo, rappresentanti, e studenti meritevoli- il massimo per rendere questo ritaglio di democrazia reale e possibile. E per farlo, abbiamo usufruito al massimo dei mezzi possibili per comunicare e discutere: ogni giornata è stata aperta convocando una o più assemblee di istituto nelle quali è stato fatto il punto della situazione, sono state riassunte le attività della giornata e/o si sono discusse le problematiche interne, e condivise tra gli studenti tutte le proposte possibili. Tastando con mano, con un diretto contatto, faccia a faccia.

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Una breve menzione la merita anche lo striscione, spesso frainteso, che è stato appeso in cortile. Striscione che recita “La scuola è degli studenti, non dei dirigenti”. Ci è stato imputato di aver utilizzato un motto demagogico, che ignorava l’importanza delle altre componenti scolastiche cioè i docenti e il personale ATA, ma il motivo di tutto ciò è molto semplice. La scuola è, a tutti gli effetti, di chi la popola: studenti, personale ATA e docenti sono il cuore vivo e pulsante di un istituto, reciprocamente legati, reciprocamente necessari perché la scuola si chiami scuola. Tuttavia, gli unici partecipanti all’occupazione sono studenti: né i professori, né il personale ATA ha preso parte attivamente al percorso intrapreso, per motivi personali e comprensibili, ma, a tutti gli effetti, sono gli studenti gli unici occupanti dei locali scolastici. Per questo motivo, lo striscione adoperato durante l’occupazione non intende escludere soggetti fondamentali nell’ecosistema scolastico, perché va inquadrato nel momento di protesta studentesca che è l’occupazione, e non va decontestualizzato, altrimenti perde il suo senso.

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Tipica serata trascorsa a scuola: stanchezza indicibile e pizze per tutti

Tirare le somme non è mai semplice: l’insieme dei pro e dei contro non si potrà mai calcolare con freddezza matematica. Quando il bilancio di riuscita è umano e soggettivo, è letteralmente impossibile farlo. La speranza è che gli sforzi e i sacrifici dei rappresentanti insieme con il direttivo (che sono e saranno sempre davvero molti) abbiano acceso coscienze. Tali coscienze, che sfortunatamente sono  e saranno sempre parecchio minori numericamente rispetto all’immondo grigiore della massa, hanno però il potere di cambiare, fare la differenza tramandando uno spirito libero e irrequieto, incapace di piegarsi. E noi, con questo gesto del tutto irrilevante agli occhi di molti, eppure talmente grande ai nostri, speriamo di averla fatta, quella differenza.

 

Luna Cilia

 

 

 

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Spietata, Febbrile, Fragile : Lady Macbeth – Luna Cilia

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“Ti eri vestito di speranze: erano speranze ubriache? O si sono addormentate, per risvegliarsi ora verdastre e pallide di fronte a un progetto concepito così chiaramente? Ora so quanto vale il tuo amore. Hai paura di equiparare le azioni al desiderio? Vuoi quello che ai tuoi occhi è coronamento della vita e ti rassegni a viverla da vigliacco confesso? Come il gatto del proverbio vorrei ma non mi azzardo ?”

“Ciò che li ha resi ubriachi mi ha dato più coraggio, quel che li ha spenti mi ha acceso”.

Lady Macbeth, il personaggio, a mio parere, più significativo della ben nota opera Shakespeariana, sa rapire con una risolutezza e una disillusione del tutto unica, con una caratterizzazione così umana e geniale da metterne a nudo persino le debolezze, il suo sgretolarsi in lotta continua con la sua ambizione. Ma la cosa che più colpisce è l’inconscio stesso della nostra regina che appare a primo impatto invincibile, per svelarla poi in tutta la sua debolezza: le balie che la accudiscono, infatti, notano nel sonnambulismo di lei comportamenti che rasentano la follia, bisbigli tetri che svelano i misfatti, ma più di tutto il continuo, ossessivo gesto di sfregarsi le mani come per lavare via quella brutta macchia vermiglia che le ha intrise fino all’epidermide.  Tra le varie opere del medesimo scrittore che ho avuto modo di leggere, questa si è conquistata in poche pagine il titolo di preferita, per diversi motivi: una trama del tutto particolare e dei personaggi totalmente realistici, un ambientazione da sogno, una maestria tipicamente innata di lasciar sgorgare una tragedia così grottescamente controversa da far accapponare la pelle, ma soprattutto il nebbioso retrogusto fantastico, le streghe, i fantasmi, gli spiriti tormentati e le profezie apparentemente surreali che, tristemente, concretizzano la fine del glorioso, spietato Lord Macbeth.
images Li descriverei quasi come gli antenati di Morticia e Gomez, loro due: un amore di tenerezze e complicità nonostante la missione insidiosa da compiere, il continuo spronarsi a vicenda che li porta infine a far si che la sete di potere prenda il sopravvento e li trasformi in due anime tormentate, timorose e follemente lucide degli omicidi compiuti.. questa stessa che poi li dividerà per sempre, soffocando il pesante e trascinato respiro della nostra “eroina sinistra”. Insomma, questo è un libro totalmente unico con interessanti richiami mitologici, persino alla nostra beneamata Ecate, figura greca e latina, la quale (nel libro) rappresenta la capostipite delle streghe, mentre nella mitologia vera e propria è rappresentata con tre corpi, associata ai cicli lunari e ai cani infernali ululanti in quanto veniva considerata la protettrice di questi. E’ una figura interessantissima, bisessuata in quanto possiede il principio della generazione, e proprio per questo le viene attribuito potere vitale su tutti gli elementi. Ma tornando a noi: sembra quasi una frase fatta dire che un libro del genere sa stregare, ma a volte anche un espressione violata come questa può tornare a vivere se riguarda un amore sentito, universale, un amore che non ha sesso e che può essere di tutti: l’amore per la scrittura corposa, sostanziosa, drammatica.

Luna Cilia

Mutlu voleva cantare – Luna Cilia

Mutlu Kaya ha diciannove anni, voce cristallina, capelli lunghi fino alla vita, una passione e un paese natale con una storia e un peso non indifferente. Nonostante i preconcetti, con l’aiuto della famiglia, decide di iscriversi a uno dei tanti talent show e grazie alle sue doti partecipa pubblicamente alla trasmissione. I suoi grandi occhi azzurri e i suoi lunghi capelli neri non sono tuttavia riusciti a proteggerla da un mondo così crudele e sessita. Il clima da sempre conservatore della provincia curda ha assistito a uno scempio stupefacentemente immotivato: la proclamazione del famigerato “Delitto d’onore”, tipicamente feudale e che dovrebbe esser stato oltrepassato da secoli, ha giustificato il colpo di pistola alle tempie arrecatole dal compagno; quello stesso che in seguito a diverse minacce aveva portato Mutlu a denunciarlo. Più volte aveva espresso il suo dissenso riguardante la partecipazione al talent e proprio questo è stato parte della scia di indizi a svelare l’ovvio colpevole, che , vedendola rincasare, l’ha ridotta in condizioni così gravi da portarla alla terapia intensiva. Intervistato il giorno seguente, ha ribadito di non essere stato il colpevole nonostante si trovasse casualmente nei pressi dell’abitazione della ragazza, ubriaco e fortemente recidivo sul desiderio di partecipazione della diciannovenne. Versy Etlan, il fidanzato ventiseienne è stato arrestato, e ha perpetuato l’opinione di non aver mai fatto del male a Mutlu. Degradanti e tristi i risultati delle statistiche: in Turchia dal 2014 al 2015 sono state vittime di femminicidio all’incirca 300 donne.

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Il “delitto d’onore” è uno dei palesi segnali della vomitevole regressione terrestre. Esso non fa che aumentare giorno dopo giorno la convinzione che una donna non può essere fautrice del suo destino e delle sue scelte individuali, che la donna è considerata non più come un’entità ben definita, ma come misera parte di un intero crudele e egoista. Mutlu voleva cantare, ma adesso è relegata nello sporco lettino di un ospedale, incosciente, sul filo di una vita innocente umiliata dalla rivoltante ed erronea idea di un megalomane privo di rispetto per una donna che proclama di amare

-Luna Cilia

LA SINESTESIA, L’ANATEMA DELL’ARTISTA – Luna Cilia

dal gr. Sýn «con, assieme» e aisthánomai «percepisco, comprendo»; quindi «percepisco assieme»

Mettete da parte per un attimo la figura retorica imparata con più o meno difficoltà durante gli anni di scuola per lasciar spazio a questo prodigioso scherzo sensoriale sconosciuto a parte del mondo . Tra chi ipotizza che derivi da un imprinting dovuto al colore dei giocattoli e chi pensa sia un simpatico difetto genetico tramandato dal cromosoma X, moltissimi ricercatori sono convinti che, nei primi sei mesi di vita, essa sia una peculiarità che va scemando con la crescita dell’individuo. Fino a qui sembra tutto scontato, ma è stata riscontrata in diversi individui la persistenza della Sinestesia psichica. Andando al sodo, mi sembra il minimo svelarvi l’agognato mistero sinestetico: la Sinestesia è un fenomeno involontario che consiste in un rarissimo evento percettivo che appunto, come nella ben nota figura retorica, tende a ricondurre e ad abbinare vicendevolmente un colore, un odore , una lettera, un’immagine, una nota musicale a un determinato ricordo o gusto. “E quindi?” vi chiederete. Quindi è una contaminazione dei sensi percettivi che si verifica in rapporto di 1 ogni 200 nella sua forma pura, e di 1 ogni 2000 nella forma variabile più o meno blanda, ed è molto frequente in artisti, pittori, musicisti, letterari, poeti. In parole povere, colui\lei che è affetto\a da sinestesia potrebbe ricollegare ad una semplice lettera tramite impulso nervoso naturale un colore, un rumore, un sapore, una percezione in generale (es. un sinestetico puro potrebbe provare una sensazione di fastidio o difficoltà vedendo una determinata lettera o un’intera parola di un colore che il suo cervello non ricollega, avendo difficoltà a pronunciarne il colore reale ad alta voce). E’ curiosissimo come diversi sinestetici si sorprendano scoprendo che questa esperienza non è comune in tutte le persone; l’approccio ad esso può essere differente, ma il “piano d’appoggio” su cui essa viene testata è la sinestesia grafema-colore. Nel caso di un individuo sinestetico projector nel test grafema-colore, egli vedrà il colore come una pellicola che ricopre il numero completamente e sentirà (come brevemente citato prima) un’esperienza irritante se il numero era di un colore incongruente con il suo effetto di sinestesia. Nel caso di un sinesteta associator, sempre nel caso grafema-colore, il colore appare nella mente e non sul numero\lettera e nel caso di incongruenza non è un esperienza disturbante poiché la percezione del colore “reale” è un’esperienza più intensa del suo fotismo.

Melissa McCracken - Karma Police, Radiohead

Melissa McCracken – Karma Police, Radiohead

Un Sinesteta può commuoversi sfiorando la superficie di un oggetto, associare a un giorno della settimana una gradazione, annusare un gelsomino e immaginare forme geometriche o assaporare il dolce che esso gli suscita: si tratta di un’ipersensibilità unica, una forma di empatia assoluta e incondizionata. Tra gli esempi artistici vi sono Vladimir Nabokov che seppe trasformarla in una delle delicate chicche mai assente nei suoi libri palesate ad esempio nel tomo di racconti intitolato “una bellezza russa”. In esso infatti vi è una vasta ricorrenza delle nuances dell’azzurro e del bluette mentre nel suo più noto capolavoro “Lolita” i colori di spicco sono il rosa pallido e il rosso ciliega che chiama alla mente il ninfesco colore delle labbra e degli ben noti occhiali a forma di cuore della piccola Dolores; Vivaldi, ispirato dall’ormai noto disturbo sensoriale scrisse le famosissime “quattro stagioni”, o ancora il pittore Kandinsky che soleva associare il suo fotismo ai colori dei suoi dipinti “musicali” astratti umanizzandoli. Casi attuali e noti di sinestesia sono quella di Melissa McCracken: ragazza americana affetta dalla sinestesia che vede figurarsi nel suo cervello pennellate di colore ogni qual volta sente un suono e grazie a questo disegna la musica tramutandola su tele coloratissime e affascinantemente disordinate. Certamente risulta quasi un oltraggio definire una dimostrazione di innata creatività e capacità mnemonica, una prodigiosa anomalia capace di portare un po’ di colore in un mondo in cui la genialità va appiattendosi e ingrigendosi giorno dopo giorno, come un “disturbo” o un “difetto genetico”. Dopotutto non possiamo che augurarci che uno degli uomini del futuro che potrebbe contribuire alla salvezza del nostro beneamato pianeta potrebbe essere un sinesteta che si riscopre tra i prescelti, chissà, leggendo questo articolo

-Luna Cilia

MEDICINA SHOCK, STRANO MA VERO – Luna Cilia

PLACEBO E NOCEBO

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Per quanto più volte capiti di sentire queste due parole, associate al termine “effetto” (effetto placebo\effetto nocebo) lo scetticismo e una coltre di nebbia mentale avvolgono le menti della maggior parte della popolazione riguardo questo argomento. Partendo dalle basi : Cosa sono l’effetto placebo e nocebo? Sono leggende metropolitane oppure hanno un riscontro reale nella medicina odierna? La parola placebo e quella nocebo derivano dal tempo futuro dei verbi placere e nocere, letteralmente piacerò e nuocerò, tuttavia il loro significato in campo medico è diverso: per placebo si intende la somministrazione al paziente di un medicinale privo di principio attivo, dal quale può trarre beneficio poiché favorevolmente condizionato dal fatto che crede che la terapia funzioni indipendentemente dalla sua reale efficacia. In sostanza, il nostro corpo, predisposto psichicamente alla guarigione, trae realmente beneficio fisico dalla terapia.images L’effetto placebo influisce particolarmente sul risultato di una terapia: vi è mai capitato di stare fisicamente male e contemporaneamente trovarvi in una situazione di sconforto psicologico a tal punto da notare un peggioramento persino nell’acutizzarsi della patologia? E’ tutto causato da un meccanismo psicosomatico: il sistema nervoso invia impulsi che, in parole povere, induce modificazioni neurovegetative e ormoni mediatori come le endorfine, capaci di modificare la percezione della sofferenza e l’attività immunitaria e cardiovascolare. Potrebbe essere considerato il processo auto-immunitario degli ottimisti che, tanto screditati, grazie ad esso riescono realmente ad affrontare diversamente persino la malattia. Ovviamente anche il riscontro dell’effetto placebo varia di persona in persona (si sono presentati diversi casi di ‘non responders’), nonostante alcune ricerche provenienti dall’università di Harvard hanno stabilito che più persone che hanno avuto riscontri positivi al caso hanno tratti caratteriali comuni. Secondo delle curiose ricerche, inoltre, i credenti guariscono più velocemente degli atei e degli agnostici; che sia per merito del placebo o di una forza a noi sconosciuta, l’interpretazione è più che personale. “È dimostrato che qualunque terapia medica, comprese quelle complementari alternative, se attuata in un clima di fiducia reciproca tra paziente e terapeuta, anche grazie all’effetto placebo, può apportare benefici al paziente stesso. Tuttavia, poiché la consapevolezza dell’effetto placebo da parte del paziente determinerebbe un annullamento dell’effetto stesso, non è possibile alcuna terapia “alternativa” che dichiari espressamente di utilizzare il placebo come proprio metodo di cura. L’effetto placebo non è circoscritto solo ad alcune patologie ma si può manifestare nel corso di terapie sia di malattie mentali che di psicosomatiche e somatiche, potendo coinvolgere quindi ogni sistema o organo del paziente.” Recita wikipedia. 220px-VariabiliPlacebici Ad opporsi alla reazione chiamata placebo, si presenta invece l’effetto nocebo: un farmaco totalmente innocuo, somministrato al paziente, provoca in li effetti insperati e peggioramenti riconducibili ad un comportamento ansiogeno e diffidente per delle aspettative negative riguardo al medicinale : in breve, l’applicazione concreta della rinomata legge di Murphy ha in realtà basi appurate scientificamente, poiché l’idea dell’aver subito la diagnosi sbagliata di una malattia può portare l’organismo a sentirne i sintomi. A questo punto una questione etica ben più ampia trova il suo campo : qualora i suddetti responders placebo fossero a conoscenza della loro capacità auto-immunitaria, l’effetto placebo continuerebbe a funzionare? Se invece i possibili responders nocebo dovessero esser messi a conoscenza di questa loro possibilità, il nocebo si arresterebbe (escludendo la possibilità di placebo) o renderebbero blandi entrambi? La scienza ci sorprende giorno dopo giorno continuando a insegnarci che ignoriamo fin troppe cose e che altrettante non ci sono ancora totalmente chiare.

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#IOLEGGOPERCHÉ, INIZIATIVA LETTERARIA APPRODA NEL MESSINESE – Luna Cilia

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#IOLEGGOPERCHÉ  si è fatto un trend produttore di frizzante e impaziente organizzazione per gran parte dei lettori italiani: nasce così un’iniziativa differente creata appositamente per condividere e “crossare”, assieme ai tomi, l’amore incondizionato per un arricchimento individuale che oltrepassa i banchi di scuola coinvolgendo liceali, universitari e adulti (docenti e non) che si incaricano di diventare messaggeri e di diffondere sei libri assegnatigli casualmente (le varie possibili opzioni sono presenti sul sito internet : http://www.ioleggoperche.it/it/home/ ).

Chi sono dunque, e qual è il compito dei messaggeri?

“Sono persone che amano leggere, affidano libri ad altre persone ovunque, in tutta Italia. Sono l’asse portante di questo progetto, appassionate, competenti e motivate. Il 23 aprile affideremo 240mila libri a migliaia e migliaia di lettori appassionati: i nostri Messaggeri.I Messaggeri, a loro volta, affideranno ad altrettanti futuri lettori, in tutta Italia, questi strumenti essenziali per la diffusione della cultura.Saranno Messaggeri pronti a fare tutto per mettere in mano a parenti, amici, colleghi e sconosciuti una copia di un libro della collana speciale di #ioleggoperché. Pronti a tutto per incuriosirli e invogliarli a leggere.I Messaggeri incontreranno le persone a cui affidare i libri a scuola, all’università, al lavoro, sui treni locali, nelle biblioteche, nelle librerie. Li incontreranno nei moltissimi eventi locali organizzati in preparazione del 23 aprile, in tutte le iniziative territoriali e nel grande evento #IOLEGGOAMILANO, diffuso in diretta televisiva nazionale.”

Probabilmente le informazioni che risiedono nel paragrafo superiore sono troppo generali, ma a far chiarezza la pagina facebook dell’evento recita:

“Il 23 aprile è la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore.
Il 23 aprile 2015 in Italia sarà il giorno di #ioleggoperché, un’iniziativa dell’Associazione Italiana Editori in cui i protagonisti sono i libri e i lettori.
L’obiettivo è di stimolare chi legge poco o chi non legge: parliamo di ben più della metà degli italiani.
Abbiamo deciso di incuriosirli, con l’aiuto dei lettori.
Abbiamo deciso di farlo in modo originale ed efficace.
Abbiamo deciso di mettere al centro di questa iniziativa i libri, le persone, tutti gli organismi e le iniziative che hanno a cuore la lettura e, in generale, la cultura.”

Per quanto riguarda il liceo classico La Farina, la professoressa Antonella Lo Castro è stata selezionata come messaggera e nella data ufficiale dell’iniziativa all’interno dei locali scolastici si terrà un momento formativo di crossing (probabilmente dalle 14:30 alle 16:30) , che consiste nel donare un libro con al suo interno un post it con la nostra citazione preferita per riceverne in cambio un altro e poter così creare una rete virale di interscambiabilità e cultura personale, fin troppo trascurata al giorno d’oggi . É possibile inoltre propagandare online la propria citazione preferita, pubblicando sull’apposito wall della pagina un aforisma :Schermata 2015-04-08 alle 16.15.16

Le librerie messinesi che hanno aderito sono tre: Libreria Ciofalo, Bonazinga e Feltrinelli Franchising. E per una volta il nostro sogno esula dalla schiavitù economica in cui ci troviamo: Messina, una città oggetto dell’indifferenza più totale, ha la NECESSITÁ e la POSSIBILITÁ di distinguersi per la prima vera volta, di far vedere che è presente e di insegnare nel modo migliore a creare un passa-parola che, per una volta, non riguarda i pettegolezzi e il “cuttigghio” di tutti i giorni.

#IOLEGGOPERCHÉ La vita è troppo breve per poter vivere sulla propria pelle abbastanza luoghi, persone ed emozioni, #IOLEGGOPERCHÉ nessun uomo è capace di insegnare l’empatia più di un buon libro scritto da un estraneo che, nonostante le innumerevoli differenze, può avere così tanto in comune con noi. #IOLEGGOPERCHÉ un mondo libero dall’ignoranza è un mondo più buono, #IOLEGGOPERCHÉ insegna ad amare senza  bisogno della vista.

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Mitra, dio della luce e Gesù Induista?- Luna Cilia

Penso che praticamente ognuno di noi abbia chiaro il motivo per cui da secoli la luce non solo è fonte di vita, ma anche di ispirazione e di innalzamento spirituale dato che, essenzialmente, sin dall’antichità e dai tempi della prima comparsa della specie umana si suole associare alla luce e al sole una particolare devozione derivata dai vari benefici offerti da essa. Tutt’oggi in gran parte delle religioni animiste (e non), viene associata ad essa la figura divina del creatore nel cristianesimo cattolico e ortodosso, contrapponendola alla tenebra, come recita questo passo greco proveniente dal vangelo di Giovanni:

« Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἂνθρωποι μᾶλλον τὸ σχότος ἢ τὸ φῶς » (E gli uomini vollero piuttosto le tenebre della luce).

Un’altra importante figura mistica legata alla luce appartenente però a diverse religioni politeiste misteriche è Mitra, presente nell’induismo e nelle religioni iraniche, nella religione persiana e (curiosamente) anche nelle antiche religioni Elleniche (Mitraismo) e Romane. Ancora più curioso è il fatto che il motivo della condivisione di Mitra in tre religioni così diverse sia a noi oscuro, data la scarsissima e confusa raccolta di notizie a riguardo: nonostante la consapevolezza della stessa divinità all’interno delle religioni elleniche e romane non ve-n’è alcuna traccia in manoscritti greci e romani; all’interno della religione persiana le uniche tracce trovate sono frammentari e confusi salmi dedicati a questa divinità. L’unica religione che ne ha una più corposa e adeguata descrizione, ossia l’induismo, descrive il Mitra del Veda in modo completamente diverso dalle altre, e invece presenta quante più somiglianze con il cristianesimo.

L’etimologia del nome Mitra viene interpretata con due differenti significati: amicizia o patto ( accordo, contratto, giuramento o trattato). Questo è un ennesimo segno dello stretto parallelismo che collega il cristianesimo con il dio della luce sopracitato: un dio dipinto come amico ma anche come rigoroso e fiducioso dei patti. La sua rappresentazione all’interno dei templi è quella di un giovane energico possedente un cappello frigio ( indumento fondamentale del costume del regno persiano) che brandisce una spada indossando una tunica con un mantello svolazzante alle spalle con il volto curvato o intento nello sgozzare un toro (TAUROCRONIA).220px-BritishMuseumMithras

Un’altra curiosità proviene dal mondo greco-romano: il nome Mitridate abbastanza comune all’epoca non significava altro che ‘dono di mitra’.

Tralasciando alcuni particolari che potrebbero essere definiti come noiosi, altre particolari (inquietanti?) somiglianze che ci ricollega al cristianesimo sono:

  • Mitra era detto onnisciente, infallibile, sempre attento e che mai riposa. Dall’ellenismo in poi, Mitra fu identificato con il figlio di Anahita, anche detta “l’immacolata vergine madre del signore Mithras” proprio come Gesù e la figura della vergine Maria
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  • Entrambe le religioni presentano un credo comune nella presenza di destino, paradiso (abitato dai beati) e inferno (abitato dai maledetti
  • Tutte e due aspettano il giudizio universale e credono nella resurrezione
  • Il battesimo è una pratica adottata come purificazione e modo per entrare a far parte della comunità
  • La domenica è il giorno sacro emblematico, non a caso anche in latino la domenica era chiamata Solis dies cioè giorno del sole (cosa che si riscontra anche nel termine inglese sunday)La religione, nella sua vastissima completezza, presenta spesso verosimiglianze del genere anche in religioni che sembrano esulare da ogni schema, e forse questo dovrebbe insegnarci , prendendo come esempio la luce stessa , che ogni tipo di violenza gratuita giustificata come ‘voglia di affermare la propria realtà religiosa’ non è altro che ipocrisia e sete di sangue mascherata (ndr Crociate). Essendo pertinente il mio esempio è questo: se la luce proviene dal sole, che è uno e comune a tutto il mondo, dare diversi nomi a quella stessa luce non la renderà qualcosa di solennemente diverso o migliore, di conseguenza non sarà motivo di guerra. E per un mondo diverso e forse lievemente migliore da quello in cui viviamo, è questo ciò in cui dobbiamo sperare: se un potente avrà intenzione di muovere guerra al mondo intero, certo, non sarà questo a fermarlo, ma se un messaggio del genere fosse divulgato, gran parte del mondo non sarebbe così fragile e corrotta dal lavaggio del cervello di chi impone rozzamente il proprio sanguinoso modo di pensare che, come si evince dalle notizie degli ultimi giorni che ci informano che adesso persino i bambini vengono adescati e manipolati dall’Isis.

Luna Cilia VD

MANX, IL FELINO MUTATO GENETICAMENTE – LUNA CILIA

Il gatto Manx e l’isola di Man

Se vi dicessi esiste una piccola isola, un ex avamposto vichingo, situata nel mar d’Irlanda possedente lo stesso stemma emblematico della nostra beneamata Sicilia, la Triscele, probabilmente rimarreste stupiti. E se vi dicessi ancora che all’interno di questa stessa isola sopracitata, la medesima che vi ha almeno un minimo stupito, durante il corso del XVIII secolo ebbe origine una strana razza di gatti privi di coda e con le zampe anteriori più corte delle posteriori, mi credereste? Probabilmente ridendo rispondereste di no, attribuendo questa storia a una fantasia popolare, magari strutturata sulla stessa falsariga di un mito greco.

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Ebbene eccomi qui per informarvi che, per quanto sembri strano, tutto ciò è vero. Il gatto dell’isola di Man (gatto Manx) nel corso dei lustri ha sviluppato queste strane caratteristiche e una mutazione della colonna vertebrale, le quali vengono attribuite ad una mutazione casuale che,a causa del piccolo ecosistema isolato dell’isola, si è diffuso fino a popolarla totalmente di questi strani felini tramite quello che viene chiamato ‘effetto del fondatore’:una determinata specie in seguito ad un prolungato periodo di isolamento determina lo sviluppo di una nuova popolazione a partire da un piccolo numero di individui che portano con sé solo una parte della variabilità genetica della popolazione originale. Come è ovvio che sia attorno a questa specie nacquero diverse leggende per giustificare questo strano evento: tra le più celebri una afferma che il Manx sia stato salvato da Noè durante il diluvio universale e che, alla chiusura dell’arca, la sua coda fosse stata recisa; altre vogliono che questa invece fosse stata strappata dalle fauci di Cerbero, altre ancora che i guerrieri barbari abitanti dell’isola avessero l’abitudine di tagliare la coda ai propri gatti ogni volta che vincevano una battaglia per decorare i loro elmi (quest’ultima leggermente autocelebrativa e patriottica). 

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nb: per evitare ogni tipo di fraintendimento, a differenza dei nostri amici Palmiro Brancaleone, Paolo Scavalcacinghie e il Suo Illustrissimo Cugino, il gatto di Manx è realmente esistente. Forse, chissà, schiacciati nella porta dell’arca di Noè, insieme alla coda del nostro micio, sono deceduti i nostri due (tre) eroi, alle quali figure potrebbero essere attribuite le figure dei due leocorni. L’illustrissimo Cugino di Paolo, come sempre, si aggrega.

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Luna Cilia, VD

Animali, Maria Antonietta ( canzone della settimana ) – Luna Cilia

“Non dormo, ascolto le ambulanze su Via Milano. In ogni caso il nostro amore durerà per sempre. Oggi ho avuto sempre quel pensiero in mente, avrei voluto che dopo dieci anni se ne andasse via per sempre. Che io ancora non mi sono adattata a questo tipo di Universo come fanno tutti gli animali e gli uomini intelligenti. Tu, che sei diverso da tutti gli altri sei l’uomo con cui voglio svegliarmi ogni mattina.”

Non dormo. L’unico suono che ascolto è una sorta di ronzio elettronico, un’interferenza, il fischio di un microfono che va in tilt. Forse è proprio questo il rumore dei miei pensieri: uno stridore continuo, fastidioso, a ricordarmi che mai e poi mai il pensar troppo potrà farmi del bene. Sarà il sangue che passa attraverso le vene, che si inerpica su per le tempie, ma ho sempre avuto la mania di associare i rumori e la musica a diversi periodi della mia vita, o a determinate circostanze: come in una sinestesia, immagini e suoni o odori creano istantanee che archivio e cullo con dedizione particolare. E’ sempre stato un mio modo di pensare o ripensare così intensamente a determinati avvenimenti e ricordi fino a idealizzarli, limarne le spigolosità e renderli lacrimosamente impeccabili: si sa, più passa il tempo e più di un ricordo si perdono man mano particolari che il nostro cervello considera come indifferenti. Oggi ho avuto sempre quel pensiero in mente, avrei voluto che dopo dieci anni se ne andasse via per sempre. Perchè è proprio quando speriamo con tutti noi stessi che quella circostanza, quel pensiero, quel turbamento svanisca e si affievolisca con il tempo, che il nostro subconscio ci perseguita e tortura mettendocelo minuto dopo minuto davanti agli occhi o collegandolo ad oggetti-cose-persone che non hanno nulla a che vedere con quella determinata cosa: e forse è proprio ciò a farcelo pensare, perchè la situazione dalla differenza abissale ci obbliga a mettere a paragone questi due estremi.

E così, tra uno scherzo del destino, una scusa o una coincidenza sembra parerci infinito il tempo in cui ci autoflageliamo mentalmente, in cui incidiamo la nostra corteccia cerebrale con sensazioni come vergogna, ribrezzo e rimpianto. Potrei dire quasi con certezza che chi adesso legge questo articolo sente vivida e concreta la circostanza sopracitata, e scandisce i secondi ripetendosi “vai via, non ho voglia di portarti alla mente, non sei importante, rannicchiati nel tuo stupido angolino e lasciami in pace”. E’ questo quello che dovremmo imparare, che il meccanismo della mente è simile a quello di una calamita: più cerchiamo di scacciare un pensiero nocivo, più esso attirerà la nostra attenzione , ottenendo dunque l’effetto opposto. Il perno della nostra esistenza, tuttavia, mettendo da parte questi pensieri torbidi, è un’altro. E’ il non adattarsi. Anni e anni di ricerche, di storia, di guerre, di fanatici, di santi, di evoluzione , di rivolte; anni di omicidi, di suicidi, di incidenti, di nascite : abbiamo scoperto che la fonte della vita è il mare in cui anneghiamo, che i batteri che ci indeboliscono sono la sintesi dell’esistenza e come una preghiera ripercorriamo dal big bang all’homo sapiens sapiens perchè è quello che ci è stato insegnato.

Allora cos’è che muove il mondo se tutto questo è naturale, genuino, frutto del tempo , del clima e di tutte quelle caratteristiche e inconsapevoli come respirare? E’ il non adattarsi: perchè non adattarsi vuol dire notare strabiliati o contrariati fenomeni, particolari, sfumature che tutti considerano come scintillanti e chiare, non adattarsi vuol dire non sentirsi parte di un mondo che ci viene presentato come florido e cristallino quando , tra duecento anni, verremo considerati come dei cavernicoli dal cervello microscopico per aver scoperto così tardi cose così basilari. E’ per questo che poesia e scienza sono mosse dallo stesso sentimento : la poesia rende banali oggetti apparentemente privi di senso come nuclei, simboli universali dell’emotività; la scienza prende come paradigma l’ordinarietà e ciò che sembra certo e conosciuto e lo sventra fino a trovarne i punti deboli per scoprire tutt’altro. Dal particolare all’universale. Che io ancora non mi sono adattata a questo tipo di Universo come fanno tutti gli animali e gli uomini intelligenti.

Luna Cilia, VD

La Legge degli Astri – Luna Cilia

La parola astronomia è composta da due parole: αστρον (stella) e νόμος (legge). La legge delle stelle, dunque, è un ramo della scienza che ha sempre affascinato l’uomo, sin dai tempi arcani, nei quali -erroneamente – venivano creati ed inventati diversi miti per dare una spiegazione alle miriadi di domande sullo scopo dei corpi celesti, ed alcuni, per nostra fortuna, sono stati tramandati fino ad oggi tramite antichissimi ritrovamenti. La cosa che mi ha sempre affascinato è la necessita umana della spiegazione di ciò che avviene all’infuori del nostro piccolo grande mondo, formulando ipotesi che, nonostante fossero errate, strappano un grande sorriso per la tendenza antropocentrica di dare a stelle, satelliti e pianeti caratteristiche umane, sentimenti, passioni e dolori: prendiamo ad esempio il mito azteco di Tecciztecatl, uomo che era destinato a diventare il dio del sole ma che per diventarlo aveva l’obbligo di sacrificarsi bruciando e, per paura, venne sostituito da Nanahuatzin che divenne il dio del sole; allora egli, per orgoglio ferito, si sacrificò successivamente e sorsero due soli, poi un dio tirò un coniglio addosso a Tecciztecatl facendolo diventare la luna. Gli esempi che si possono fare sono molteplici quasi quanto il numero degli uomini che ha dedicato la sua vita a questa scienza : Ipparco, Eudosso, Copernico, Galilei, Keplero, Newton e via dicendo , fino a giungere ai giorni nostri portando l’esempio di Stephen Hawking, ma il punto del discorso non è questo. Per qualche strano motivo,abbiamo sempre sentito questa sorta di connessione tra noi, banali, piccoli esserini e quell’infinità di corpi celesti, di dimensioni così colossalmente inconcepibili da essere ancora visibili sotto le sembianze di banali capocchie di spilli a milioni di chilometri di distanza. Per qualche strano motivo, in un momento di sconforto, a prescindere dalla nostra età e\o religione, abbiamo alzato lo sguardo verso il cielo e ci siamo sentiti insignificanti in confronto alla presenza schiacciante delle stelle, e abbiamo sperato di assomigliargli almeno un po’, che restar lì, immobili, guardando la vita scorrere da lontano e tuttavia essere sempre presenti e privi dall’esilio nel dimenticatoio è sempre accattivante. Per qualche strano motivo, in un momento di rabbia, abbiamo guardato in alto e (accennando un sorriso) ci siamo ricordati di quanto effettivamente invece sia bello sapere di essere problematici, stanchi e preoccupati ma vivi quando si sa che tutto prima o poi ci scorrerà tra le nostre dita come quando cerchiamo di afferrare l’acqua, nell’incertezza di vivere un giorno, un mese, un decennio ancora; o proprio questa nostra piccolezza ci ha spinto a dare il meglio, a fare il possibile per meritarci anche noi quel posto d’onore nella memoria delle persone. Non a caso milioni di scrittori, poeti e artisti si sono sentiti ispirati dal freddo struggente di una nottata senza luna, da una meteora, dalle luci soffuse dell’alba: è la nostra natura. Per aspera ad Astra.

Luna Cilia VD