La nostra anima è potenzialmente ricca di contenuti e NON DEVE avere orizzonti – Giovanna Letizia

Molte volte ci si ritrova ad affrontare argomenti astratti, privi di prove concrete. Argomenti che, se ragionati in totale solitudine, provocano l’alienazione di sé stessi dal mondo concreto. Argomenti reali che vengono rinviati su un piano metafisico della realtà. Lo chiamiamo Iperuranio, la sede dell’astratto e delle idee immutabili, un mondo sopra il cosmo raggiungibile solo dall’intelletto umano. Il mondo concreto è in rapporto con l’Iperuranio tramite vie apparentemente diverse, ma che si ricongiungono in un unico concetto: ciò che accade nel mondo concreto, popolato dagli esseri umani, è conseguenza di ciò che risiede nell’Iperuranio. L’origine e l’essenza di tutto stanno nel mondo delle idee. L’uomo agisce per mezzo delle idee le quali, secondo la concezione platonica, sono contemplate dall’anima, prima di “cadere” nel corpo. Per cui, un essere umano ricorre alle idee tramite il ricordo di tale contemplazione. Tuttavia questo ricordo, se non approfondito, può rappresentare un limite nella riflessione. Nel nostro mondo interiore le idee che reputiamo nostre si scontrano come meteore, si fondono, possono collidere ma anche contraddirsi a vicenda. L’unica cosa che può abbattere questo limite è l’avventura costante nella realtà astratta, generata dalla voglia di sapere, dalla curiosità umana nei confronti dell’infinito e, soprattutto, dell’indefinito.

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E’ un’avventura alla cieca, nell’oscurità, che si pone come obiettivo la crescita interiore, la maturazione del proprio ego, nonché la capacità di elaborare i nostri ricordi di questo astratto mondo per poi esprimerli e renderli concreti e credibili alle orecchie degli ascoltatori. Dipende, maggiormente, dalla nostra capacità oratoria, che in questo caso necessita di rasentare quasi il sofismo. Ma, allo stesso modo, la verità di un’idea non dipende da come viene espressa. L’Iperuranio è composto da molteplici idee, concetti veri allo stesso modo. Si tratta di molteplici verità, in quanto non esiste una verità universale e assoluta. Possono esistere corpi celesti più superficialmente estesi, corpi celesti più luminosi, corpi celesti circondati da più satelliti. In ogni caso ci troviamo davanti a nuclei che, esercitando una forza magnetica intorno a sé, attirano o generano materia. La nostra anima, allo stesso modo, è potenzialmente ricca di contenuti, e non deve avere orizzonti. L’unico vero limite delle idee da noi concepite è, alla fine, la nostra volontà. L’addentrarsi in questo mondo anacronistico è guidato da ciò che, in quel momento, sentiamo il bisogno di spiegare a noi stessi. Con alte probabilità ci si può perdere in questa realtà metafisica, considerato che l’oggetto della ricerca è solo parzialmente sconosciuto dall’uomo il quale, avendolo già contemplato prima della sua nascita, sembra averlo dimenticato nel profondo della sua anima. La ricerca è finalizzata al risveglio interiore, al risveglio dell’anima addormentata. L’uomo, contenente le sue idee, come una lampadina, se non cerca l’impulso energetico, non riuscirà a capire (ne tantomeno a far capire agli altri) le sue capacità e le sue potenzialità, e passerà il resto della vita a credersi un animale come tutti gli altri, incapace di elaborare e di esporre un pensiero che giace nei meandri dell’anima, silenzioso, in attesa di essere riscoperto.

Giovanna Letizia, VF
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Non devo spiegare niente a nessuno ! – Giovanna Letizia

“I don’t have to explain anything to anyone”

In molte occasioni non ci sentiamo obbligati a parlare, a spiegare, a giustificare. Può essere una perdita di tempo, oppure siamo noi, che vogliamo affidare l’esternazione del nostro mondo interiore non alla nostra parola, ma a ben altro. A partire dalla musica, per andare a finire col disegno, rimanendo nell’ambito artistico, anche i fatti talvolta parlano da soli. L’arte esiste per comunicare, io stessa sto usufruendo dell’arte della scrittura. Tuttavia io (e non solo) ricorro ad altre forme di comunicazione, specialmente al disegno. Non amo ricorrere a mezzi specifici per il disegno o per la pittura. Tutti i miei “schizzi” li elaboro in un foglio finito casualmente fra le mie mani, oppure nel mio diario scolastico, e utilizzo niente di meno che la mie due penne nere e blu, insieme alla mia matita rossa. I “miei” colori, i colori che sento appartenere a me e al mio modo di essere, sono quindi il nero, il blu e il rosso. Ecco, funziona esattamente così. Noi ci stanchiamo di perdere tempo a parlare, quando c’è troppo da dire, così disegniamo noi stessi, sotto forma di una macchia di inchiostro, sotto forma di una frase stilizzata, sotto forma di un personaggio astratto, immaginato sul momento.

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Non siamo obbligati a spiegare qualcosa a qualcuno. Certo che no. Cosa avrebbero fatto, altrimenti, gli artisti che hanno fatto la storia dell’arte? Gli stessi artisti vengono spesso definiti pazzi, perché hanno avuto la virtù di mostrare al mondo intero la loro mente intricata, il loro “genio incompreso”. Anche se è complicato esprimere fino alla più lieve sfumatura del nostro ego, quando impugniamo la matita sentiamo dentro di noi un potere illimitato. Un potere del quale nessuno ci può privare. Un’energia che ci consente di vedere e far vedere, se vogliamo, come siamo fatti. Un’arma a doppio taglio. E’ più che naturale l’essere spinti a elaborare sempre di più i nostri disegni, fino a interiorizzarli e renderli parte di noi. Perché se fossero “incompleti” saremmo insoddisfatti, ma soprattutto infastiditi, se qualcuno tentasse di prenderne visione. Si prova lo stesso fastidio procurato da una persona che ti interrompe bruscamente mentre esponi una tua idea. Disegnando, ci avvaliamo di una maschera meravigliosa. Non una maschera falsa, non una maschera completamente distante da noi. Mostrando i nostri disegni, indossiamo la nostra interiorità. Ci trasformiamo in opere d’arte, in scarabocchi, in scritte, in canzoni. Basta osservare in silenzio. Così è possibile captare del fascino spontaneo anche dallo scarabocchio di un pennarello scarico, retto e guidato da un’anima che scarica non è.

Giovanna Letizia, VE