il Partigiano di Cohen – Giuseppe Cannata

 

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La figura di Leonard Cohen è sicuramente una delle più significative e, in un certo senso controverse della musica dell’ultimo secolo, per la sua poetica musicale, in cui si mescolano e si confondono suggestioni e influenze tra le più screziate, da un soffuso misticismo ad una acuta e vivida critica sociale, dai toni allusivamente religiosi all’eros e ad una intensa sensualità. Tuttavia, nel parlare di questo particolare brano “The partisan”, non si può non accennarne brevemente la storia. Il testo,che pure è in perfetta sintonia con la poetica di Cohen, è infatti un riadattamento de “Le complainte du partisan” , scritto nel 1943, nel pieno della lotta partigiana francese, da Emannuel d’Astier de la Vigerie su musica di Anna Marly. Successivamente tradotto in inglese dal compositore americano Hy Zaret, è stato rivisto e riarrangiato dallo stesso Cohen ed è apparso infine sul lato A di “Songs from a Room” nel 1969.partisan.jpg

Proprio perché nel periodo in cui la Resistenza in Francia viveva una momento fondamentale della lotta, le parole di d’Astier, e poi di Cohen, sono una tra le più vivide e intense testimonianze dell’esperienza della Résistance. È infatti il 1943 l’anno in cui l’oppressione tedesca in Francia si fece più violenta e serrata, é l’anno in cui i maquisards (così venivano chiamati i partigiani francesi), ancora privi di supporto materiale e di un’organizzazione unitaria, opposero una eroica guerriglia, condotta sulle montagne e tra i boschi, tra i binari segnati da treni tedeschi. È di loro che parla questa canzone, questa poesia, di coloro i quali diedero le loro vite, consacrarono le proprie esistenze alla lotta per la liberazione e, soprattutto per la libertà. Alla loro sofferenza, alla loro tenacia e ostinazione, alla loro volontà, al loro coraggio. Al partigiano al che «esortato ad arrendersi» (cautioned to surrender), rispose «non potevo farlo» (I could not do). Al partigiano che cambiò il suo nome tanto spesso, perse mogli, figli, per cui le frontiere sono “prigione”.
Ma se i maquisards lottarono strenuamente lungo i confini, vi furono molti altri eroi, spesso dimenticati, che non imbracciarono le armi, ma diedero le loro vite e tutto ciò che avevano per la libertà. Cohen canta d’un anziana signora, figura che si associa istintivamente alla fragilità certo, alla debolezza, ma che in netto contrasto con questa immagine testimonia d’una altra Resistenza, offrendo rifugio ai partigiani, nascondendoli di fronte ai soldati, protggendoli con la propria vita, la propria morte, senza un unico sussurro, nulla che potesse anche solo accennare alla loro presenza (she died without a whisper).smd_107770_leonard_cohen_partisan_web.png

Cohen rimise mano ai versi e l’arrangiamento che rievoca quasi i toni d’una ballata, una ballata d’eroi, in cui le strofe possono essere invertite e trasformate, cosa che egli fa durante i suoi concerti. Lascia anche delle strofe in francese, i versi originari di d’Astier, quasi vi fosse quell’unica lingua, il francese, adeguata a poterli esprimere. Ma la chiave dell’interpretazione di Cohen sono forse gli ultimi versi, che nella versione originale suonavano come «On nous oubliera/Nous rentrerons dans l’ombre. (Ci dimenticheranno/ Ritorneremo nell’ombra), mentre nell’ultima strofa del cantautore canadese assumono una diversa prospettiva.

«Oh, the wind, the wind is blowing,
Through the graves the wind is blowing,
Freedom soon will come;
Then we’ll come from the shadow.»

All’oblio e al ritorno nell’ombra Cohen contrappone «Poi usciremo dall’ombra», rovesciando volontariamente la precarietà delle certezze che segnava le parole di d’Astier, nel pieno della la guerra e che adesso, a posterior, assume una nuova prospettiva. Tralascia anche l’espressione «nous oubliera», dal momento che la scelta di cantare “The partisan”, venticinque anni dopo l’epilogo della guerra, è essa stessa dimostrazione che la resistenza e i maquisards non sono stati dimenticati.
Anche nella traduzione del titolo, il “complainte” della versione originale non trova seguito in Cohen, forse proprio perché il suo non intende essere un compianto, un lamento, quanto una perpetuazione della memoria, della conquista della libertà e, soprattutto, insieme una rievocazione ed una chiave di lettura del presente. Come affermerà in un’intervista:

«La mia personale “mitologia” dell’eroismo e del coraggio è piena della Guerra Civile Spagnola, della Resistenza francese… e dei campi di concentramento. Potrebbero essere dimenticati dalle nuove generazioni, dai più giovani, ma penso che le emozioni abbiano ancora valore, e volevo riempire ancora una volta l’aria dell’energia e delle emozioni che queste esperienze hanno lasciato. Credo sia utile».

Proprio perché “The partisan” non è una mera commemorazione, ma è invito alla Resistenza, ad una nuova resistenza, armata dell’esperienza dei partigiani, dei maquisards, della loro risoluzione, del loro coraggio, del loro sogno di libertà.

«In ogni generazione c’è una Resistenza, ed in ogni generazione essa è l’unico posto in cui essere. Questa canzone viene fuori da una resistenza, di un vecchio conflitto e forse la Resistenza in questa generazione non è resistenza contro un altro fronte, ma Resistenza contro l’ideologia in se stessa.» (Concerto di Parigi 20/10/74)

 

Giuseppe Cannata, Liceo Scientifico Archimede
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