QUANTE VOLTE UN UOMO PUO’ VOLTARE LA TESTA FINGENDO DI NON VEDERE? – Giulia Campagna

blowin_in_the_wingBlowin’ in the wind è un brano scritto nel 1962 da Bob Dylan. In quegli anni l’America era impegnata nella guerra in Vietnam e nasceva il movimento hippie che dall’America avrebbe raggiunto il resto del mondo del mondo. Alcune mie recenti esperienze mi hanno fatto ripensare al testo di questa canzone dal contenuto pacifista e ai suoi tratti di denuncia nei riguardi dei comportamenti degli uomini, che sordi non sentono i lamenti dei propri contemporanei. Dylan evidenzia l’inerzia con cui l’uomo persevera nei suoi errori e continua a cercare di risolvere i problemi con la violenza e con la guerra. Pur essendo passati più di 50 anni dalla stesura di questo testo, esso resta attuale come, del resto, la maggior parte dei testi di Bob Dylan, e sembra pronto per rappresentare l’inno della nostra generazione come in passato è stato portatore degli ideali dei ragazzi degli anni 60′ del novecento disillusi dalla politica. Come i ragazzi di 50 o 60 anni fa si chiedevano quante palle di cannone dovessero volare prima che venissero bandite per sempre, noi ragazzi di oggi ci chiediamo quante bombe dovranno essere sganciate su civili innocenti prima che smettano di essere prodotte.

  THE ANSWER MY FRIEND IS BLOWIN’ IN THE WIND, Bob_Dylan-Blowin_in_the_Wind-Easy_Solo_GuitarTHE ANSWER IS BLOWIN’ IN THE WIND

Negli ultimi giorni ho avuto l’onore di parlare con un extracomunitario, veniva dalla Nigeria, era stato in Inghilterra e ora era qui a Messina. Era contento perchè dopo mesi che cercava di parlare con qualcuno ero la prima ad offrirgli una chiacchierata; mi ha fatto domande su come funziona la vita qui, su cosa fanno i ragazzi della mia età, mi ha parlato dell’Inghilterra e quando gli ho detto che partirò per Londra con mio padre quest’estate gli brillavano gli occhi, mi ha raccontato le sue esperienze a Londra e ha scherzato con me. È simpatico e intelligente, è piacevole la sua compagnia, tra le chiacchiere pronuncia una frase che mi fa venire la pelle d’oca: “ho fame, ti prego aiutami, dì ai tuoi amici di aiutarmi dammi un pezzo di pane” io gli rispondo che non ho il portafoglio con me e lui timidamente mi dice che mi crede, gli chiedo di aspettare, che gli avrei portato qualcosa da dentro il ristorante e lui mi dice che se la caverà da solo e che qualcosa riuscirà a comprarla. Mi batte il 5 e se ne va così il mio amico di colore, non lo rivedrò più molto probabilmente e tutto ciò che rimpiango è il non aver potuto fare nulla di più che scambiare due parole; realizzo che sono migliaia come lui in cerca di una patria, in cerca di qualcuno con cui parlare. Davanti a questa realtà non posso che sentirmi impotente. Lacrime acide mi scorrono sul volto, e la mia tristezza si trasforma in rabbia verso chi avrebbe potuto aiutarlo, anche solo con un sorriso anche solo con una chiacchierata e mi chiedo, proprio come Dylan fa nella terza ed ultima strofa: “quante volte un uomo può voltare la testa fingendo di non vedere?”

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THE ANSWER MY FRIEND IS BLOWIN’ IN THE WIND,

THE ANSWER IS BLOWIN’ IN THE WIND

-Giulia Campagna 

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