Fiducia come aria nei nostri polmoni – Benedetta Catanoso

Nel preciso momento in cui nasciamo andiamo alla ricerca di una figura nella quale riporre la nostra fiducia e fin dall’inizio la ritroviamo nell’immagine di nostra madre dalla quale difficilmente ci separeremo per un paio d’anni ancora. Questo rapporto mistico presente tra madre e figlio si basa, oltre che su un particolare legame innato, proprio sulla naturalezza del nostro istinto a fidarci, porre fiducia, avere fede nei confronti del mondo che ci circonda. Viviamo fidandoci e vivendo ci fidiamo dei ricordi, dei sentimenti, delle persone che ci rendono testimoni attivi della nostra esperienza di vita.

Non vivremmo se non ci fidassimo delle circostanze e se non imparassimo l’autonomia necessaria per sostenere le difficoltà quotidiane. Impariamo, quindi, proprio a vivere mano nella mano con la paura del nuovo, alleviata da una fiducia che contemporaneamente ci frena e ci invita a tentare. Essendo pertanto necessaria nella vita, la fiducia è fondamentale nei rapporti umani quanto nella scoperta generale dell’io.                              Avere fiducia in noi stessi rappresenta il primo passo verso l’accettazione della nostra persona che non conosciamo mai abbastanza; siamo, spesso, talmente convinti di conoscerci così bene che tralasciamo piccoli particolari della nostra personalità abbandonandoci alla superficialità dell’essere quello che in realtà non siamo. Non possiamo cercare di comprendere gli altri se non comprendiamo le nostre azioni e i nostri pensieri, e se non crediamo in quello che facciamo. Ogni essere umano ha particolari doti e interessi che differiscono da persona a persona ed è fondamentale conoscere i propri e credere in ideali che ci appartengono. Se riesco a pensare e ad avere delle idee mie, il mondo sarà  testimone del mio esistere come essere umano pensante (Cogito ergo sum).  url.jpg

Avere fiducia in noi significa, pertanto, avere fiducia nell’umanità che progredisce e si sviluppa, nella gioventù del futuro e nelle nuove tecnologie. La società attuale fa parte di un continuo progresso che avvolge tantissimi settori basato su nuove risorse e nuove tecnologie e la fiducia nelle nuove generazioni, purtroppo molto poco presente, è un fondamentale aiuto in un mondo che avanza.  Evidenziando e supportando i progetti e le idee dei giovani si dona un gran contributo all’intero sviluppo del nostro pianeta; ultimamente è facile notare ( ahimè! ) la repressione, anche violenta, di ribellioni ad evidenti ingiustizie. Solo aiutando e spronando i giovani e, soprattutto, pubblicizzando positivamente le imprese positive dei nostri giorni si può dare un aiuto alla  concretizzazione dell’idea di cambiamento; infatti un atteggiamento pessimista e, soprattutto, passivo non porta e mai porterà a nulla, perchè sostenuto da idee prive di senso. La fiducia, invece, in senso teologico, diviene fede e ha un significato strettamente particolare e soggettivo poichè crediamo in qualcosa e in qualcuno che non vediamo o sentiamo, ma che semplicemente avvertiamo vicino a noi e al nostro spirito.                             images-2.jpgQuindi la fiducia come concetto unico si ramifica in diverse parti integrate nelle relazioni umane, nel progresso, nelle esperienze di vita di cui generalmente facciamo parte e nella nostra identità più personale di persone affidabili e fiduciose.

Benedetta Catanoso VB

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Una Ribellione Eterna (che coinvolge tutti) – Benedetta Catanoso

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“Questo è il messaggio che vi lascio, compagni: Ribellione! Io non so quando la Ribellione verrà. Potrebbe essere fra una settimana come fra cent’anni. Ma, così come sono sicuro di vedere questa paglia sotto i miei piedi, so per certo che presto o tardi giustizia sarà fatta. Tenete lo sguardo fisso su quest’obiettivo per tutto il breve tempo che vi resta da vivere, compagni!”    (la Fattoria degli Animali – Orwell)                                           

Quello della ribellione è un concetto altamente complesso, ma contemporaneamente è la base di un progresso vitale impresso nel nostro DNA. Si tratta di un atteggiamento, di un comportamento, di un pensiero da sempre vivo dentro di noi come stimolo alla vita in una sorta di testimonianza alla nostra presenza all’interno di un mondo che cammina. Nel nostro cammino di vita ci troviamo difronte a un processo di ribellione più volte di quanto possiamo immaginare poiché è un processo innato, vivo e incontrollabile che scorre in noi da sempre. Pertanto anche se poi viene represso, viviamo di questo sentimento di rivolta che è spesso causa di molte nostre azioni; nasciamo ribellandoci e moriremo ribellandoci, perché sempre e fortemente legati, anche se inconsciamente, alla vita.  Ma il vero e proprio processo entra in atto quando la nostra realtà e la nostra normalità vengono intralciate da idee contrapposte inculcate in un cervello che le respinge; quando quella routine per noi vitale è interrotta da una dittatura sempre più potente che opprime la forma più grande di libertà: l’arte. L’arte, racchiudendo i piaceri e le passioni personali di ciascun individuo, così come i dolori, crea l’ambiente ideribellione-e-rivoluzione-712x600.jpgale per un uomo che vive nel benessere o malessere e, donando una penna a uno scrittore, un pennello a un pittore e uno strumento musicale a un musicista, ci offrirà certamente un mezzo per la realizzazione del nostro stare bene con noi stessi tramite la liberazione del proprio spettro emotivo. Quando, pertanto, veniamo privati di questa possibilità ci viene a mancare l’elemento principale che sostiene ogni nostro giorno. Ed è proprio adesso che scatta dentro di noi la ribellione contro un qualcosa di più grande e di più potente, contro qualcosa che molesta la nostra quotidianità. Nelle più grandi repressioni di cui la storia è testimone è presente un elemento comune che riguarda l’abolizione delle caratteristiche individuali  di ogni persona e la creazione di cloni tutti uguali che ubbidiscono a gli ordini senza provocare tumulti o rivolte. Ogni repressione ha sempre come unico scopo l’amministrazione di persone facilmente governabili, ma certamente privi di individualità. Si viene dunque a creare un prototipo di essere umano che non sarà mai congruente con l’effettiva realtà dei fatti perchè siamo portati a ribellarci difronte a quelle che ci sembrano ingiustizie.                                                                                                 

E se comunque adesso prendiamo coscienza delle terribili repressioni passate e delle grandi ribellioni avvenute, che talvolta hanno davvero aperto la strada verso la libertà di numerosi popoli, non dobbiamo mai minimamente pensare che la ribellione sia finita, che con il passare del tempo, col progresso della società e con lo sviluppo della tecnologia non ci siano più ragioni per le quali combattere e per far valere la propria opinione; che non si pensi, pertanto, neanche per un attimo, che siamo arrivati al raggiungimento del cardine perfetto di una società, perché (benvenuti nel mondo in cui “chi si accontenta gode” è una grandissima bugia) ancora c’è veramente tanto da lavorare. Non bisogna mai pensare che tutte le lotte della storia per l’uguaglianza dei diritti abbiano avuto già tutti i possibili risultati… ricordiamoci, ad esempio, che ancora nel nostro Paese chi ama non può sposarsi o adottare un bambino che ha bisogno di una casa e di amore, né tantomeno sognarsi di apparire famiglia agli occhi1782.gif degli altri. Bisogna avere ben presente che nel momento in cui si pensa che non ci sono più ragioni per lottare, la situazione si capovolge e si diventa schiavi di noi stessi e di cliché sociali storici, finendo per accontentarsi e abbruttirsi.

Per quale motivo, se la possibilità di miglioramento è sinonimo di una ricerca pressoché eterna, fermarsi?                     

 Il pensiero dell’ideale di ribellione costruttiva, pertanto, che ci caratterizza sin dalla più tenera età, deve crescere con noi e deve renderci esseri attivi e ribelli a qualsiasi forma di repressione perché la lotta per ragioni giuste non è mai un errore.

Benedetta Catanoso VB

  Da bambini frustrati  a mostri incoscienti – Benedetta Catanoso

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” Da piccolo, quando papà accarezzava mamma, io accarezzavo la mia sorellina più piccola..ma se papà avesse picchiato la mamma, io avrei continuato ad accarezzare mia sorella o il mio comportamento sarebbe cambiato…? “

6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale ed è in continuo aumento la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014). 

I bambini, molto ingenui e persuasibili, sono attenti al mondo che li circonda più di quanto si possa immaginare.  Ascoltano e sperimentano le azioni da cui vengono colpiti e sono in continua ricerca di modelli da imitare e da cui prendere ispirazione.                                                                 Sono un pozzo senza fondo con straordinarie capacità di recepire gesti, insegnamenti, ideali e pensieri di alcun tipo che un giorno li renderanno uomini con una ferrea personalità. E come tutti in questo mondo sono esseri straordinariamente mimetici che, anche se involontariamente, osservano e diventano il frutto di quello che vedono. Ma se trascorrono l’infanzia nelle grinfie di un padre che maltratta la moglie e passano i momenti più spensierati della loro vita in una cupola di vetro in cui la violenza e l’assurdità sono dittatrici irremovibili? Se il loro diritto primario di vivere e crescere in un ambiente sicuro viene brutalmente calpestato da una quotidianità assurda che non fa parte della normalità? Si generano mostri. Si generano uomini con ideali sbagliati, con idee sbagliate dell’approccio non solo col sesso opposto, ma col mondo.

Osservando il proprio padre ( o qualsiasi altra persona nella sfera familiare) praticare qualsiasi tipo di violenza o prepotenza in famiglia, cominciano a trasformare questa assurdità in una tranquilla normalità e si autoconvinvono che sia l’unico modo per approcciarsi con le persone; si abituano a quella violenza che da bambini li aveva così scossi. Diventano il risultato delle frustazioni psicologiche che venivano loro imposte e cominciano a basare i rapporti umani sulla predominanza  del sesso maschile su quello femminile, non essendo affatto aiutati dal messaggio sessista terribilmente comune tra i social, in  televisione e nelle pubblicità. Questa convinzione della presenza del cosiddeto ”sesso forte ” è sinonimo di una forte ignoranza e di una grande arcaicità di pensiero. Molto spesso, pertanto, quando in famiglia non si ha ben consapevolezza dei problemi presenti si tende a coprirli e a metterli nell’ombra per paura della società, dei pregiudizi e dei luoghi comuni; si tende dunque a oscurare e a scusare le grandi e gravissime problematiche che invece dovrebbero essere affrontante trattandosi di dignità, di rispetto e di diritti umani. 

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Spesso, dunque, il problema si nasconde e si evita, ma si ripresenterà in futuro con drammi e tragedie. Educare i bambini, fin da piccoli, alla parità dei sessi e al rispetto nei confronti di tutti gli esseri viventi eviterà la formazione di ideali e pensieri sbagliati riguardanti specialmente il mondo femminile, eviterà l’idea contorta e animalesca che si basa sulla legge del più forte.

Bisogna educare a sapere e a denunciare e a non aver paura dei pregiudizi. Infatti la principale differenza che ci distingue dagli animali ( ai quali spesso siamo troppo simili ) è la dote dell’intelletto che dovrebbe essere causa di ogni nostra azione, il pensare e il prendere coscienza delle nostre azioni ci rende indipendenti dalla società. Fin da bambini dobbiamo avere la consapevolezza dell’uguaglianza e della parità, non dobbiamo mai osservare un sesso su un gradino più alto rispetto all’altro e dobbiamo educare per educarci e denunciare ogni atto violento senza timore. Anche se nel mondo virtuale c’è ancora questa pesante bruttura, nel mondo reale l’uguaglianza dei sessi è stata combattuta e fortemente pretesa nel corso della storia. 

Primo diritto di ogni essere umano, dunque, è quello della vita, è quello di vivere e crescere in modo sano e tranquillo, è quello di trascorrere serenamente l’infanzia, l’adolescenza, la maturità e la vecchiaia, di fare le prime esperienze senza timore di una famiglia violenta che non ci appartiene, di avere una vita che si potrà vivere dignitosamente solo rompendo quel silenzio assordante.

Benedetta Catanoso.

Unici e (In)differenti – Benedetta Catanoso

Sin da piccoli viviamo in bilico tra la consapevolezza della differenza tra tutto ciò che è presente sulla faccia della Terra e il continuo messaggio offertoci dai media, dai social e da quelle persone che, se anche incosciamente, ci “costringono” alla normalità.  

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Viviamo, dunque, in una realtà che molto spesso ci invita a perdere qualsiasi nostra caratteristica personale e individuale, per trasformarci nella perfetta macchina che la società richiede.  Sottomessi dalla nostra debolezza caratteriale e continuamente alla ricerca di questa normalità che non esiste, cresciamo con un’idea precisa, immutabile e categorica di normalità che non può, o meglio non deve cambiare. Mutando gradualmente sempre in questa società costruita su ideali irreali, non riusciamo a renderci  conto dell’assurdità del mondo che ci circonda e che noi stessi abbiamo creato quando non abbiamo detto la nostra per paura di ripercussioni, quando abbiamo preferito l’opinione del mondo alla nostra e abbiamo optato per quello stile di vita monotono e futile, sottraendoci alla vita vera. Le pubblicità, pertanto,  non solo inseriscono nel nostro cervello vulnerabile condizioni che non ci appartengono, ma stabiliscono effettivamente le regole della nostra personalità.

Si tratta dunque non solo di prototipi di bellezza, ma di veri e propri consigli di vita che arrivano a farci autoconvincere di totali assurdità facendoci perdere davvero quell’idea di realtà concreta che dovremmo vivere al meglio.

Una realtà difficile da accettare, che va oltre il profilo su Instragram, l’ultimo smartphone o il nuovo smalto della Mac, realtà che dovremmo conoscere e con la quale dovremmo confrontarci più spesso.  Si è sempre cercato di appiattire l’umanità, di rendere tutto il mondo uguale, di creare un unico pensiero per tutti, di divinazzare falsi ideali per dar vita a uomini uguali, e dunque “perfetti”. Sono stati uccisi 6 milioni e mezzo di innocenti perchè un uomo aveva creato un cardine indiscusso e irremovibile di perfezione che la maggior parte del mondo non rispettava, muoiono tuttora migliaia di persone uccise da uomini che, col pretesto della religione, si fanno esplodere, essendo assetati di una conquista universale.

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Ci rendiamo conto quindi dell’importanza dell’accettare la diversità, le opinioni, gli ideali e i pensieri altrui. Ci è stato spesso ripetuto che siamo unici e inimitabili, ed è proprio vero, ma dobbiamo dimostrare la nostra unicità cercando sempre di lottare per ideali in cui crediamo veramente, coltivare le nostre passioni e affrontare questa società che ci distrugge, non con la distruzione, bensì con la forza del confronto che abbatte radicalmente quei prototipi creati. Tranquillamente viviamo e accettiamo passivamente pregiudizi, cattiverie e costrizioni a cui noi stessi diamo vita.

Dunque per vivere al meglio dobbiamo cercare di andare contro la società non con un anticonformismo scontato, ma con la forza della consapevolezza della nostra unicità.

Non dobbiamo essere fomentati dal nostro essere unici e diversi per abbattere una società che odiamo, ma dobbiamo lottare per cambiarla. L’anticonformista è colui che non uniforma il proprio comportamento a quello maggioritario, ma se poi si crea un comportamento maggioritario anticonformista in cui è di nuovo presente quella monotonia che si dovrebbe abbattere?

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Basare battaglie su pensieri che si hanno in comune con l’unicità di cui ognuno di noi è provvisto, vivere unicamente la nostra vita e accettare che nessuno è perfetto e che la perfezione è più un difetto che un pregio è accettare la realtà, la vita. Lottare e combattere perchè ci crediamo, essere noi stessi e non cambiare perche il mondo ce lo impone, è l’unico segreto per testimoniare la nostra positiva diversità. Il mondo è diverso e, anche se molta gente ancora non lo ha compreso, ci sono diverse etnie, diversi orientamenti, diverse preferenze e l’unica cosa che possiamo fare è accettarle tutte per non distribuire un odio che sembra così debole, ma che può davvero accumunare molte persone. Possiamo cambiare quanto vogliamo, ma non soddisferemo mai nessuno, quindi vale la pena essere noi stessi; non si tratta dunque di conformismo, di anticonformismo, ma di semplice e fondamentale umanità. E se davvero si può raggiungere la felicita, si raggiungerà sicuramente con la consapevolezza che ( scusate la citazione più vecchia del mondo) il mondo è bello perchè vario.

Benedetta Catanoso VB