Sorelle Mirabal: storia del 25 novembre – Elena Mazza

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Oggi, nel 2016, sono passati esattamente cinquantasei anni da quel 25 novembre. Quel 25 novembre quattro donne, quattro sorelle, venivano uccise. Perché? Perché erano coraggiose.

Il coraggio non era ben visto dalla dittatura sotto la quale vivevano, se andava contro il regime. E quindi veniva soffocato, le ideologie dei rivoluzionari venivano represse, le loro vite prese a pugni fino alla morte.

Fu questo quello che accadde, fu questa la fine che fecero le loro speranze di un Paese libero, la loro voglia di mettersi in gioco e di lottare, le loro voci che gridavano, fino all’ultimo respiro, ciò in cui credevano. Mentre qui in Italia, più o meno serenamente, i nostri nonni si preparavano al Natale, nella Repubblica Dominicana le sorelle Mirabal stavano andando a trovare i propri mariti in prigione, da cui loro stesse erano state scarcerate in precedenza. Il crimine di cui le coppie erano state accusate era quello di essere andate contro la dittatura che vigeva in quel periodo e quello di aver dato liberamente sfogo ad una protesta. Ci andavano in macchina, come se uscissero per andare in vacanza, come fosse una cosa ordinaria. Il veicolo venne intercettato, i passeggeri fatti scendere ed uccisi. Le quattro donne vennero picchiate fino a che la loro energia la loro forza di continuare a lottare per la libertà non si esaurirono. Con la loro morte era volato via un sogno, un sogno degno di nota. Era la prospettiva di un posto in cui vivere non fosse un problema. Non è una speranza sbagliata, non è una richiesta azzardata, è soltanto un diritto. Un diritto per il quale delle persone facevano la cosa che mai dovrebbe avere motivo di accadere: morire per ottenerlo.

Violenza-donne.jpgE proprio adesso ricordiamo quella data in cui le Mirabal vennero uccise e la ricorrenza ha preso il nome di Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne. Perché quelle donne dimostrarono che non importava essere maschi o femmine per avere quel desiderio di combattere, dimostrarono di saper morire per quel desiderio. Ancora oggi c’è chi non crede a quello che sin dalle scuole elementari si ostinano, giustamente, a ripeterci: che non esistono disuguaglianze. Nell’era moderna non c’è più quel maschilismo o sessismo deliberato che c’era una volta, è vero. È nascosto e s’insidia nei nostri atteggiamenti, nelle frasi che siamo abituati a pronunciare con tanta naturalezza, nelle nostre più normali abitudini. Oppure, si rifugia nelle case. In quelle case in cui si consumano tante morti, dove vivono sofferenze silenziose, che nessuno avrebbe mai detto potessero esistere. Morti e sofferenze di donne che non hanno fatto nulla per meritarsele, morti e sofferenze causate da uomini non degni di questo nome, da loro invece sopravvalutato. Per queste persone essere maschi significa avere potere sul sesso opposto, essere liberi di abusarne in ogni modo. Nel nostro Paese si contano quest’anno centosedici femminicidi ed una donna su tre subisce violenze fisiche o sessuali. Tante, troppe, non denunciano il fatto.

Queste donne sono come le sorelle Mirabal. Vivono contrariamente a come vorrebbero, desidererebbero solo gridare al mondo di cambiare, una volta per tutte, perchè non ci sia nessuno che sia costretto a vivere quegli orrori. Loro hanno combattuto per questo, perché il loro Paese non era fatto per viverci bene.

E quindi, siate come quelle donne, siate libere, finalmente, perchè se perdete la libertà, se almeno non provate a preservarla, allora é proprio vero che è finita per sempre.

 

Elena Mazza

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