CAFOON STREET MESSINA (FRANZ MORACI)

Giorno 24 Gennaio 20’15 sul canale Youtube detto da Mimmuzzo Scafazzo “JOTUBBBBEE!” è uscito l’episodio 11° di Cafon Street.
Giorni dopo la pubblicazione sul web , i produttori sono stati chiamati dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences , la nota industria cinematografica americana che assegna ogni anno il prestigioso premio Oscar.
I produttori : “Vorremmo ricevere per la prima volta consecutiva il premio come miglior film straniero oltre alle numerose candidature : miglior montaggio, miglior film d’animazione e al merito scientifico tecnico .”
A seguito alla candidatura dell’Oscar al merito scientifico tecnico Morgan Freeman durante una conferenza stampa parlando in italiano maccheronico (quasi allo stesso livello dell’eccelso glottologo Mika ad X factor):
“This film è molto beatiful , parla del rapporto delle origin Missinisi in sedicesimo secolo . All’inizio era Messina era una civil city , but Don Vincenzo boss of stìpide of ATM insegna the education ai due malandrini messinesi. Perciò si può intuire che l’evolution of messinese inizia nel sedicesimo secolo e non post earthquake “
Parole sacre e preziose quelle di Morgan Freeman che rafforza le speranze della consegna del Premio ai giovani produttori/comici messinesi.
Prossime notizie sulla 87° edizione degli Oscar il 30 Febbraio 2015
Franz Moraci, IV F

Giorno 24 Gennaio 20’15 sul canale Youtube detto da Mimmuzzo Scafazzo “JOTUBBBBEE!” è uscito  l’episodio 11° di Cafon Street.
Giorni dopo la pubblicazione sul web  , i produttori  sono stati chiamati dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences , la nota  industria cinematografica americana  che  assegna ogni anno il prestigioso premio Oscar.
I produttori : “Vorremmo ricevere per la prima volta consecutiva il premio come miglior film straniero oltre alle numerose candidature :  miglior montaggio, miglior film d’animazione e al merito scientifico tecnico .”
A seguito alla candidatura dell’Oscar  al merito scientifico tecnico  Morgan Freeman durante una conferenza stampa parlando in italiano maccheronico (quasi allo stesso livello dell'eccelso glottologo Mika ad X factor):
“This film è  molto beatiful , parla del rapporto delle origin Missinisi in sedicesimo secolo . All’inizio era Messina era una civil city , but  Don Vincenzo boss of stìpide  of ATM  insegna the education ai due malandrini messinesi. Perciò si può intuire che l’evolution of messinese inizia nel sedicesimo  secolo  e non post earthquake “
Parole sacre e preziose quelle di Morgan Freeman che rafforza le speranze della consegna del Premio ai giovani produttori/comici messinesi.
 Prossime notizie sulla 87° edizione degli Oscar il 30 Febbraio 2015
                                                                                                   Franz Moraci
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IL PAPA SCONCERTA L’OPINIONE PUBBLICA- OMERO

Questo è un articolo un po’ particolare. Ad inviarcelo è stato un anonimo ( di cui neanche noi sappiamo l’identità poiché ce l’ha mandato per email con un account probabilmente falso ) che vuole partecipare a questo progetto in completa libertà, allegando ad esso una piccola vignetta. L’articolo e la vignetta sono satiriche, e ovviamente chi si ritiene offeso non venga a segnalare la pagina perché, ripetiamo, neanche noi sappiamo chi sia, ma abbiamo deciso di pubblicarlo comunque perché merita di essere letto. Fatta questa premessa, buona lettura.
Dimenticavo: l’anonimo si fa chiamare “Omero”

Il Papa sconcerta l’opinione pubblica
Criticata l’affermazione riguardo Charlie Hebdo “Sa’tira troppo”

Il Papa rivoluzionario fa ancora parlare di se, ma questa volta l’opinione pubblica è divisa e contrariata. Durante la conferenza stampa sul volo per le Filippine, il pontefice si è lanciato con verve in una analisi personale sulla libertà di espressione. «Non posso provocare, insultare una persona continuamente perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta,ma questo è umano» ha affermato , dichiarando poi « Va bene la libertà di espressione, ma Charlie Hebdo sa’ tira troppo»
Costretto dalle critiche ha successivamente spiegato il francesismo «Per me è un giornale satirico discreto, ma non può pensare di puntare così in alto».

A termine della stessa conferenza il pontefice ha poi rivelato i dettagli di un nuovo progetto, promosso dal vaticano, che prevede l’istituzione di corsi di boxe obbligatori per tutti i prelati, oltre ad un programma trimestrale di raccolta di offerte tra i fedeli, volto a finanziare il progetto stesso. L’iniziativa, nata da una riflessione dello stesso pontefice, si propone come un proseguimento ideale della riforma della Chiesa, che ha preso l’avvio con la bolla pontificia del dicembre scorso, la quale ha regolamentato, dopo diverse diatribe, l’istituzione delle crociate, che sarà consentita solo dopo un’attenta valutazione del tribunale ecclesiastico appositamente costituito e ha inoltre sancito la creazione di uno speciale organismo deputato alla risoluzione delle controversie religiose e teologiche, il N.I.P. (“Non ni Inchiri i Pila”

-Omero

Questo è un articolo un po' particolare. Ad inviarcelo è stato un anonimo ( di cui neanche noi sappiamo l'identità poiché ce l'ha mandato per email con un account probabilmente falso ) che vuole partecipare a questo progetto in completa libertà, allegando ad esso una piccola vignetta. L'articolo e la vignetta sono satiriche, e ovviamente chi si ritiene offeso non venga a segnalare la pagina perché, ripetiamo, neanche noi sappiamo chi sia, ma abbiamo deciso di pubblicarlo comunque perché merita di essere letto. Fatta questa premessa, buona lettura.
Dimenticavo: l'anonimo si fa chiamare "Omero"

Il Papa sconcerta l’opinione pubblica
Criticata l’affermazione riguardo Charlie Hebdo “Sa’tira troppo”

Il Papa rivoluzionario fa ancora parlare di se, ma questa volta l’opinione pubblica è divisa e contrariata. Durante la conferenza stampa sul volo per le Filippine, il pontefice si è lanciato con verve in una analisi personale sulla libertà di espressione. «Non posso provocare, insultare una persona continuamente perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta,ma questo è umano»  ha affermato , dichiarando poi « Va bene la libertà di espressione, ma Charlie Hebdo sa’ tira troppo»
Costretto dalle critiche ha successivamente spiegato il francesismo «Per me è un giornale satirico discreto, ma non può pensare di puntare così in alto».

A termine della stessa conferenza il pontefice ha poi rivelato i dettagli di un  nuovo progetto, promosso dal vaticano, che prevede l’istituzione di corsi di boxe obbligatori per tutti  i prelati, oltre ad un programma trimestrale di raccolta di offerte tra i fedeli, volto a finanziare il progetto stesso. L’iniziativa, nata da una riflessione dello stesso pontefice, si propone come un proseguimento ideale della riforma della Chiesa, che ha preso l’avvio con la bolla pontificia del dicembre scorso, la quale ha regolamentato, dopo diverse diatribe, l’istituzione delle crociate, che sarà consentita solo dopo un’attenta valutazione del tribunale ecclesiastico appositamente costituito e ha inoltre sancito la creazione di uno speciale organismo deputato alla risoluzione delle controversie religiose e teologiche, il N.I.P. (“Non ni Inchiri i Pila”

-Omero

PAURA (LUNA CILIA, GIOVANNA LETIZIA, GIULIA CAMPAGNA)

Ho paura. Ho paura anche io, quindicenne dalle certezze che si possono contare sulle dita delle mani. Ho paura anche io che lotto ogni giorno per quello in cui credo, per il lavoro dei miei sogni, per costruire una vita che mi dia soddisfazioni e non rimorsi. Ho paura della società, ho paura di quei grandi “ma” che, come dadi tirati a caso dalla sorte, sono capaci di distruggere una giornata in una manciata di secondi. Ma più di tutte le paure, una cosa mi assilla: Il Giudizio. Il giudizio compulsivo della gente che non sa fare altro che guardare sdegnosamente dall’alto tutto il lavoro fatto, i pomeriggi impiegati con una penna e un telefono in mano, tutto per cercare di rendere realtà un sogno che mi porto nel cuore sin da bambina: Scrivere. Scrivere, Gridare, sbattere i piedi senza paura di risultare una mocciosa capricciosa, ma semplicemente un’umana. Ogni persona è capace di trovare diverse crepe nel lavoro altrui e di giudicarlo come vano o insignificante. Ma se c’è una cosa che non riesco a tollerare, è il finto buonismo che aleggia dietro tutto questo. Siamo tutti bravi a dire “siamo ragazzi, dobbiamo credere nei nostri sogni”, “abbiamo bisogno di supporto per riuscire a cambiare un mondo con il quale entriamo in contatto ogni giorno , assorbendone le brutture”. Siamo tutti enormemente bravi, ottimi oratori, splendidi tessitori di tappeti persiani di lemmi! Nessuno osi dire il contrario,però. Continuiamo a fingere ogni giorno di tenderci la mano, di porgere un aiuto quando ci sbucciamo il ginocchio, sapendo invece che colui che è caduto sarà prima abbondantemente deriso e poi , come per gesto di eterna pietà, degno delle nostre attenzioni. È questo che mi fa paura. Mi fa paura sapermi circondata da persone che inneggiano al valore dei propri sogni ma che, puntualmente, sono capaci solo e soltanto di vomitare acido su ciò che abbiamo costruito con il nostro impegno, il nostro tempo, la nostra passione. E insomma, per cortesia: smettiamola con le stupidissime frasi “ci chiamano gioventù bruciata e poi danno fuoco ai nostri sogni”, quando siamo i primi a denigrare gratuitamente i nostri coetanei giusto per il gusto di farlo: che sia cyberbullismo, che sia un insulto gratuito verso una persona che è solo se stessa, che sia una qualsiasi battuta offensiva. Decidiamo per una volta di abbracciare la coerenza in tutto e per tutto: se abbiamo davvero deciso di essere rivoltanti, chiudiamo in un cassetto tutte le frasi fatte e buttiamo la chiave. Non ne abbiamo bisogno. Basta guardarci in faccia per capire quanta paura abbiamo e quanta ce ne facciamo.

Luna Cilia, VD

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Grazie e a Giovanna Letizia per il suo articolo riguardante il tema “paure”Emoticon smilevi ricordiamo di inviarci i vostri articoli nella speranza che aderiate alla parola della settimana !

“Ho paura del buio” “Ho paura dei luoghi chiusi” “Ho paura degli insetti” “Ho paura del professor x” “Ho paura del compito in classe di greco”
Paura è una parola che usiamo molte volte in un giorno. Un termine usato per esprimere un concetto apparentemente futile (dipende dal contesto in cui viene usata, e dalla situazione più o meno scherzosa), quando il contenuto, ciò che suscita nel “pauroso”, è più serio di quel che sembra. Proviamo a immaginare che un ragazzo ci confida la sua profonda e incolmabile paura che nutre nei confronti delle…bambole! Si, quelle adorabili bamboline in porcellana con i bottoni neri cuciti al posto degli occhi. A pensarci viene da ridere, se si immagina quel ragazzo che si mette a urlare di terrore alla vista del giocattolo. In realtà la faccenda è serissima. Proviamo a entrare nei panni del pauroso: ci sarà sicuramente qualche precedente evento nella sua vita (anche la visione di un film) che lo ha portato ad avere quel tipo di paura. Anzi, a mio parere sono soprattutto i film ad essere la causa integrante delle nostre paure, anche apparentemente ridicole. Infatti, è per questo motivo che molte persone, piuttosto che ammettere di avere paura dei clown. Quella è un’affermazione più falsa del trucco dei pagliacci. Sta a noi (se non agli amici curiosoni), però, rimuovere fino all’ultima traccia di trucco sulla nostra faccia, per poterci aprire agli altri, senza risultare presuntuosi anzi: la paura, così come la rivelazione di essa, non ha nulla di sbagliato. Il problema infatti siamo noi “paurosi” : Il nostro compito è di riuscire a non lasciarci sopraffare dalla paura, rendendoci completamente vulnerabili. Più ci si arrende contro il terrore, più si dà potere alla causa scatenante le nostre paure, e a mio parere non ne vale la pena: la paura è solo un illusione, come il dolore e la sofferenza che ne scaturiscono, e la nostra vita non può rifugiarsi nell’illusione, o si rischia di perdere di vista ciò che è realmente bello.
-Giovanna Letizia, IV F

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Ed ecco a voi l’articolo di Giulia Campgna, compagna dell’Archimede che segue il progetto disinformatore 

Tutti noi abbiamo paura, ne abbiamo avuta e ne avremo ancora; diffidate di chi dice di non temere nulla, probabilmente teme di ammettere di avere paura. Le paure spesso si manifestano nelle azioni di chi le prova. Il modo di gestire il nostro paese e il modo di assicurare il diritto allo studio a noi ragazzi dei politici contemporanei manifesta la loro paura di governare un popolo istruito perché, come viene più volte ribadito in cortei e assemblee studentesche, un popolo colto è più difficile da governare. Un popolo di ignoranti è facile da dominare, da deviare, un popolo di menti pensanti incute timore, potrebbe addirittura esprimere opinioni, che eresia, che situazione impensabile, un popolo di menti che esprimono opinioni, come gestirlo? Sono domande che inquietano i politici contemporanei che si attrezzano per non dover porvi alcuna risposta. Così noi adolescenti immersi nelle nostre paure e nei nostri traumi adolescenziali, subiamo le ripercussioni delle paure di chi dovrebbe garantire i nostri diritti senza sovraccaricare di ansie le nostre famiglie che faticano ad arrivare a fine mese e devono occuparsi anche dell’acquisto dei libri, delle tasse universitarie, del famoso contributo “volontario”. Le paure si superano, tutti le superiamo prima o poi, la mia preoccupazione è dovuta a questa situazione: per quanto tempo dovremo subire le ripercussioni delle paure dei politici? Per quanto tempo saranno rare le menti pensanti?

Giulia Campagna, liceo Scientifico Archimede

SULLE ORME DI UNA SCUOLA TUTT’ALTRO CHE BUONA (LUNA CILIA)

Sulle orme di una scuola tutt’altro che buona.

Un appello a tutti gli studenti e non solo. Un appello a tutti i sognatori, a coloro che sono pronti a correre dei sacrifici per il proprio futuro affrontando un determinato liceo o istituto , classico, artistico, scientifico che sia, al fine di conseguire una vita di soddisfazioni personali, di impegno, di amore per il proprio lavoro. In queste settimane si è vociferato sull’accorpamento dei due licei classici cittadini, ossia il liceo F. Maurolico e G.La Farina a causa del probabile distacco del liceo scientifico di Spadafora, precedentemente accorpato al Maurolico.
Chiedo a tutti, di qualsiasi liceo essi siano, di prestare attenzione a questo (non ancora) evento: l’unificazione dei due licei classici non solo andrebbe a creare una situazione di confusione, per pura motivazione economica, ma comporterebbe la perdita del posto di lavoro di tutti i docenti più giovani, fondamenta di entrambe le scuole, poichè maggiore è l’anzianità, minore è la probabilità che siano loro i docenti trasferiti. Tutto ciò, posto alla base di un sistema controproducente che prolunga eternamente l’età lavorativa dei docenti più anziani riducendo le speranze di lavoro dei docenti ‘in erba’ (che faticano a trovare posto a causa delle lentissime procedure e dell’eterna gavetta per poter insegnare in un liceo),avendo quindi meno anni di insegnamento, vengono trasferiti o licenziati : non importa quindi la preparazione del docente, bensì da quanti anni insegni. Tendiamo così ad avere nelle nostre scuole che dovrebbero essere pubbliche e di qualità, insegnanti sempre più anziani (ovviamente con le dovute eccezioni) dai metodi di insegnamento tutt’altro che innovativi, rischiando di non coinvolgere gli alunni in quello che dovrebbe essere un percorso di crescita, sia individuale che comunitario. Provenendo da un liceo classico, mi viene spontaneo ricordare che la parola scholè dalla quale poi viene tratta la parola scuola, significa tempo libero. Con il passare degli anni una struttura creata per l’esaltazione dell’animo umano, la riflessione e l’apprendimento si sta trasformando in qualcosa di forzato, noioso e spesso dalle fondamenta troppo antiche per essere considerato contemporaneo. Non farò cenni sul perfetto funzionamento dell’unione del nostro liceo G. La Farina coeso con il liceo artistico, o sui tagli sul nostro futuro che ci impediscono di avere una formazione completa e senza gravi lacune, o ancora su ciò che comporta cambiare all’improvviso metodo di insegnamento (a causa di un cambiamento docente) quindi un rallentamento sempre maggiore sul programma didattico annuale. Il mio discorso andrà oltre queste cose, seppur comprendendole tacitamente. Parlerò della MIA personale opinione di ‘buona scuola’: una scuola in cui il percorso di studio è lineare, una scuola libera dal peso dell’economia che su tutto dovrebbe pesare eccetto sulla scuola, l’unica in grado di formare individui per risollevarci dal baratro in cui siamo piombati. E’ proprio per questo che mi appello a tutti coloro che hanno a cuore l’auto funzionamento dei nostri due licei classici, i docenti più giovani ossia coloro che dovrebbero rappresentare le fondamenta della scuola, ma ancor prima di loro mi appello a coloro che hanno a cuore il proprio futuro. Probabilmente il mio discorso apparirà come fin troppo esagerato, post apocalittico, fuori da ciò che potrebbe essere il reale impatto di questo evento. Per questo mi scuso, e mi giustifico dicendo che, da persona testarda e insofferente verso le ingiustizie quale sono, non riesco a non essere pessimista e a non guardare al futuro con diffidenza pensando di rischiare di perdere professori essenziali per il mio percorso di studi, preparati e attuali. Sarò stata fortunata, e forse fin troppo affettiva per pensare che un qualsiasi studente possa trovare nel proprio professore\professoressa un punto di riferimento, eppure mi ostino a pensare che qualcuno oltre me potrebbe essere nella stessa situazione, indipendentemente dal liceo in cui proviene, e trovo spontaneo reagire in modo aggressivo a questa potenziale ‘minaccia’. E’ stata avviata una petizione per evitare tutto ciò, per farci notare, per provare a salvaguardare quel poco che ci resta: nei commenti pubblicherò il pdf di questa stessa, che può essere firmata solo da maggiorenni risedenti a messina con allegato il numero della propria carta d’identità. Divulgatela, fate il più possibile per far si che le nostre scuole (e con scuole non faccio riferimento all’edificio bensì alla comunità di persone che condivide sei o più ore al giorno, tra bidelli, docenti, vicepresidi, sovrintendenti e alunni) non si conformino all’idea di una scuola che, purtroppo, è sempre più tutt’altro che buona.
Luna Cilia, VD

REPRESSIONE RIVOLUZIONE (DAVIDE CURCURUTO, GIUSEPPE CANNATA, GIULIA CAMPAGNA)

Cosa causa una repressione, e cosa scatena una rivoluzione?”
E’ questo il tema di questa settimana che suscita in me molte riflessioni.
La repressione nasce dalla reazione, la reazione di uno Stato controllato dalla classe dominante che non vuole perdere i propri privilegi che vede intaccati dalla contestazione.
La repressione quindi nasce dalla paura del cambiamento : lo abbiamo visto nel corso della storia dalla Guerra Sociale di Spartaco soffocata nel sangue,alla repressione dei moti del 1820-21 e del 1830-31 ma anche ai giorni nostri in Messico. Arriva un certo punto nella storia in cui la società si stanca,non riesce più ad accettare la condizione di sfruttamento e dà quello strappo netto: la rivoluzione ,il cambiamento.
Viviamo ancora in una società che sfrutta e vessa,in una società dove il senso di comunità è solo apparente ,in cui dilaga un individualismo sfrenato e in cui vi è una scissione fra l’io cittadino e l’io individuo.
Si parla di lotta di classe e della sua attualità ai giorni nostri. E’ davvero attuale? Sì. Sì devono usare gli stessi metodi di lotta? No.
Bisogna avere i piedi ben piantati per terra e dare un significato nuovo alla parola “rivoluzione”,un significato nuovo.
Nel corso degli anni,infatti, la parola “rivoluzione” è diventata sinonimo di disordine e violenza (dipinta così da chi ha interesse ha mantenere questo status quo) ,tutti puntano il dito contro i rivoluzionari paragonandoli a Robespierre o a Stalin ma non è forse un strumentalizzazione ? Quelle non sono forse degenerazioni di un progetto sicuramente con altri intenti? Beh sì,la storia lo dimostra.
Come dovremmo interpretare la “rivoluzione” oggi?
La nostra Italia vive un periodo difficile e i germi della repressione cominciano a rifiorire ma abbiamo uno strumento che a mio avvisto ci permette di raggiungere il benessere comune senza ricorrere alla violenza : la democrazia. Tramite la democrazia il popolo,quello vero,può riformare completamente la sua struttura (i rapporti di forza che generano le disuguaglianza) e la sua sovrastruttura ( uno Stato realmente democratico ,che non sia espressione di una classe dominante ma che sia espressione di tutto un popolo tramite una democrazia più diretta).
Ovviamente se ciò accadesse,se il popolo in modo democratico come voleva Berlinguer prendesse in mano la “cosa pubblica” dovrebbe aspettarsi una reazione e una repressione quindi dovrebbe essere pronto a difendersi.
Abbiamo visto tanta violenza e tanta prepotenza ,i nostri avi hanno pagato col sangue ciò che ora vogliono toglierci e tanta gente meno fortunata perché nata in paesi dove vi è la dittatura(quindi dove lo strappo netto e repentino è necessario )continua a pagare col sangue il naturale desiderio di essere felici . Qual è il compito allora di noi giovani?
Essere quella forza propulsiva ,quella forza che incarni il cambiamento e il progresso ; non però il progresso dei numeri e delle banche ma il progresso della civiltà e della società.
Questo è ciò che mi auguro per il mio futuro e ciò per cui nel mio piccolo mi vorrei impegnare.

– Davide Costa Curcuruto III C

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Introduco questo articolo di Giuseppe Cannata, compagno del liceo Archimede, con una piccola promessa: questa settimana non ho proposto una nuova parola chiave poichè trovo che il tema #repressionerivoluzione sia abbastanza complesso, quindi prorogo di un paio di giorni questa parola chiave per lasciarvi inviare come al solito i vostri articoli. Giuseppe Cannata ha voluto contribuire con il suo, che accogliamo calorosamente.
L.

“La rivoluzione dentro di noi”

Quello di “rivoluzione” è un concetto molto ampio, che offre innumerevoli interpretazioni e che si è evoluto seguendo il corso della storia e con essa. Vorrei quindi in principio tracciare i confini di ciò che la “rivoluzione” può rappresentare e definire, e per farlo ho intenzione di partire dalla parola stessa:

Rivoluzione (che deriva dal latino revolvere, cioè “rivolgere”, “voltare”) designa infatti, nella sua accezione più generale, il mutamento di una condizione preesistente, che può essere orientato verso la generazione di nuovo ordine delle cose radicalmente diverso dal precedente.
Pertanto vorrei sottolineare il fatto che la rivoluzione non è unicamente, come nel suo significato più moderno ed evidente, una rivoluzione di carattere politico, culturale o in ogni caso estrinseca, come dagli eventi della Rivoluzione Francese in poi si è soliti pensare, ma la rivoluzione è in generale sinonimo di una totale sovvertimento di uno stato precedente di equilibrio che comporta, e questo è ciò che ritengo più importante, la determinazione di un nuovo stato delle cose, una nuova dimensione che porta dentro di se le ragioni e le idee della rivoluzione. Uno scrittore e giornalista il cui pensiero vivace e vivo è purtroppo in larga parte ignoto alla scena e al pubblico odierno, Tiziano Terzani, affermava, dopo aver documentato, osservato e vissuto la rivoluzione, le rivoluzioni in Unione Sovietica, Cina, Vietnam, dopo aver sperimentato la crudeltà e l’orrore della guerra, “L’unica rivoluzione possibile è quella dentro di noi”. E forse è il caso di riflettere sul senso della rivoluzione e sulla sua effettiva essenza. La rivoluzione della cultura, del modo di pensare, della situazione politica,sociale collettiva, può essere sì, costituita e attuata attraverso la lotta e sociale e ideologica, ma perché si raggiunga un nuovo equilibrio, perché la rivoluzione persegua e consegua infine l’obiettivo per cui ha avuto origine, è necessario che prima ancora che fuori, dentro di noi una rivoluzione sia giunta a compimento e abbia placato la lotta che chiunque vive , consapevole o meno, per trovare la propria individualità. Solo partendo da una base stabile individuale la rivoluzione della collettività può concretizzarsi.

In secondo luogo, e qui entra in gioco quella che è la “repressione”, c’è da riflettere su le condizioni che determinano una rivoluzione, di qualunque entità essa sia: possiamo quindi distinguere, come in ogni cosa, una causa generante e una causa finale.
Così alla radice di una rivoluzione si trova una repressione, il cui significa è da adeguare ai diversi contesti in cui ha luogo, che in generale consiste in una limitazione della libertà individuale o collettiva. Perché la grandi e violente rivoluzioni che segnano a più riprese la storia (antica come contemporanea), sono state provocate da fattori legati alla disuguaglianza sociale, all’oppressione e limitazione delle libertà di pensiero, parola, opinione , ma la rivoluzione di cui parla ad esempio Terzani, non è determinata dalla repressione, di qualunque tipo essa sia, che, più o meno consapevolmente, più o meno volontariamente, causiamo a noi stessi. E mentre i motivi della rivoluzione, per così dire, “esteriore” sono ben noti a (quasi) tutti, spesso ignoriamo le cause di una repressione interiore, che possono essere dalle più banali (come può essere il “problema”, per noi attuale e vivo del rapporto con la scuola), alle più complesse (come il conflitto determinato dal sentirsi estraniati da una realtà in cui si vive, per scelta o costrizione). Ma perché la rivoluzione abbia un frutto effettivo e reale è necessario che già in partenza si conosca e ci si prefigga un fine, un traguardo da raggiungere, perché la rivoluzione non può, in mia opinione, costituire uno stato permanente ma un processo di trasformazione che pone le basi per un nuovo equilibrio, e non una nuova situazione incerta che lasci la possibilità di una nuova repressione.
Pertanto, qualunque sia la rivoluzione, di qualunque entità essa sia, cerchiamo di partire da noi stessi e procedere progressivamente, in modo da non perderci lungo la strada verso una meta troppo lontana, ma di raggiungere traguardo dopo traguardo, passo dopo passo, le nostre mete, in modo da valorizzare e realizzare pienamente ogni nostra rivoluzione.
Giuseppe Cannata, Liceo Scientifico Archimede, 4° F

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Con grande felicità condivido con voi questo articolo, mandatoci da una studentessa del liceo Archimede! Il DISINFORMATORE va oltre le aule scolastiche, e ci unisce tutti all’interno di un ideale che hanno a cuore coloro che hanno voglia di cambiare il mondo. Da caporedattrice ringrazio di cuore e introduco questo articolo: “Sete di rivoluzione”

Tutti prima o poi diventiamo più consapevoli, e con la consapevolezza, arriva anche la voglia di cambiare e spesso la sete di rivoluzione. In ognuno di noi c’è sete di una rivoluzione, o almeno in ciascuno che ha un sogno e che disapprova qualcosa di cui ha preso consapevolezza. Un gruppo di persone con lo stesso sogno e la stessa sete di rivoluzione può conseguire obiettivi che non si era nemmeno posta. Molte rivoluzioni ci hanno portato alla realtà che viviamo oggi e spesso molti ideali per cui in passato gente assetata di rivoluzione e giustizia ha lottato vengono calpestati senza pudore da noi giovani che diamo per scontato diritti che sono stati faticosamente conquistati. C’è da dire che le rivoluzioni non sono sempre corrette e non assicurano sempre giustizia. Tutti noi ogni giorno dovremmo essere pronti ad essere artefici di una rivoluzione, a batterci per cambiare le situazioni in cui ci troviamo, batterci per quello in cui crediamo. Noi studenti, come gli studenti di molte generazioni, abbiamo motivi più che validi per avere sete di rivoluzione ma mi trovo a constatare con un po’ di amarezza che i miei coetanei hanno meno voglia di rivoluzione di quanta non ne abbia io, forse perché meno consapevoli, forse perché più distanti dalla realtà in cui credono di essere immersi.
– Giulia Campagna
Liceo scientifico Archimede IC

MANIFESTAZIONE 10 OTTOBRE (LUNA CILIA)

10 ottobre 2014

Inizio questo articolo dicendo che , beh, sarà diverso dagli altri. Sarà diverso perchè, a differenza dei precedenti, non potendo trattenere il mio orgoglio, sicuramente non sarò oggettiva. Probabilmente mi infervorerò gloriandoci, forse eccederò in complimenti o sarò prolissa. Non ha importanza. Perchè uno studente arrabbiato, passionale, raggiante, energico, non può trattenere la gioia di avere dei compagni presenti nelle sue lotte personali, nell’esser parte di quella folla urlante, ostinata, forse presuntuosa o azzardata. Non posso tralasciare il mio orgoglio nel lodare tutti noi studenti, noi guerrieri, in questa lotta per i nostri diritti e per la rivendicazione della giustizia. Vi parlo della nostra italia: si, nostra, perchè ( checchè ne dicano) meritiamo di esser parte di quella terra in cui il Il 24 gennaio 1966 avvenne a Trento la prima occupazione di una università italiana ad opera degli studenti che occuparono la facoltà di Sociologia. Vi parlo di quell’italia combattente. Vi parlo di noi giovani uniti, della contestazione studentesca dell’uno marzo 1968 a roma, dove, per la prima volta, giovani di diverse idee politiche si unirono per portare a termine il loro ideale, mettendo da parte il loro orientamento politico per chiamarsi fratelli, compagni di una guerra per i diritti mancati, dimenticati, o camuffati con insulse riforme. Vi ricorda qualcosa? Riforma aprea, 2012. Riforma Renzi, 2014. Privatizzazione dell’ente pubblico, tagli, per assumere 150mila docenti si tagliano: ATA, supplenze e maturità. Vi esterno il mio pensiero con un esempio semplice e scontato: la scuola italiana forma studenti, gli studenti scelgono se perseguire o meno l’università, (se sono fortunati) vengono assunti da un datore di lavoro, a loro volta possono diventare datori di lavoro, creando nuovi posti di lavoro, dipendenti, e via dicendo. La scuola dunque, se è di qualità, ha il dovere di formare uomini e donne, che a loro volta trovano sostentamento secondo le loro abilità e scelte o, dopo aver perseguito divesi obiettivi, a creare posti di lavoro. Quando invece la scuola viene deprezzata a causa della crisi, di riforme come questa, e perde sempre più la sua qualità, chi sarà più in grado di formare un ‘popolo’ incaricato di far risollevare l’economia statale e di ricreare un clima di benessere? La risposta? Nessuno. Ed è per questo che, all’interno della nostra città, abbiamo manifestato in cinquemila. Cinquemila giovani, provenienti da tutte le scuole, da indirizzi diversi. Cinquemila voci. Diecimila piedi a marciare sull’asfalto caldo di una giornata soleggiata d’ottobre. E noi, noi liceo classico Giuseppe La Farina, “i pochi ma buoni”, ci siamo riuniti in massa, e nonostante il nostro numero esiguo, abbiamo cantato con furore i cori , fino a sgolarci. E io, come partecipante all’interno del corteo stesso, guardando negli occhi i miei compagni, ho riconosciuto uno spirito antico di lotta e di forza, che mai prima avevo visto, a partire dai più piccoli fino ai ragazzi del terzo liceo . Vi ringrazio infinitamente.

“nessun permesso nessun compromesso”

@Luna Cilia

ESORDIO (ARIANNA SCIVA, GIOVANNA LETIZIA, FRANCESCA CARDILE)

Un sentito ringraziamento anche a Giovanna Letizia, che ha aderito al progetto #settimanadellesordio

“”Il liceo classico? Ma sei sicura? Guarda che il latino e il greco sono troppo difficili…” 
“Il latino e il greco sono due lingue morte e non ti serviranno mai a niente nella vita…” 
“Il liceo classico è troppo difficile, con il greco. Lascia perdere…” 

In linea generale, sono queste le parole che fuoriescono dalla bocca delle persone, ogni qualvolta che si cita il liceo classico o si esprimono le proprie intenzioni di iscriversi a questo tipo di scuola.
Quando ho deciso, definitivamente, di proseguire i miei studi frequentando un liceo classico, ero già da allora consapevole di ciò a cui sarei andata incontro. Non nego affatto che il liceo classico, in generale, sia tra le scuole più impegnative.. Tuttavia mi sono accorta di aver estremizzato un po’ tutto ancor prima di iniziare. Cosa intendo dire? Mi sono lasciata quasi influenzare dalle idee altrui. Dico “quasi” perché non è nella natura lasciarmi “plagiare” a piacimento degli altri.
Parliamo adesso di ciò e di chi ho incontrato finora oltre le porte del liceo classico La Farina. Se qualcuno mi chiedesse notizie sul mio esordio al liceo classico, mi verrebbe spontaneo iniziare col parlare dei “famigerati” latino e greco. Lingue morte?! Ma stiamo scherzando? Da un lato è vero che ancora a noi “quartini” non vengono assegnati troppi compiti, ma dall’altro lato è anche importante iniziare a intraprendere questa nuova avventura con determinazione e ottimismo.
A mio parere il latino e il greco, nonostante siano inutilizzare attualmente, vivono nell’odierna terminologia, etimologia di gran parte delle parole che pronunciamo. A far vivere le due lingue siamo noi. Dalla prima all’ultima parola che pronunciamo, in un giorno. E’ praticamente impossibile non far vivere le lingue classiche, sarebbe come eliminare l’ottanta per cento della lingua italiana. Penso anche che una qualsiasi lingua, affrontata in modo svogliato, risulterebbe come “morta”.
Perciò, ecco smentita una delle tante voci messe, stupidamente, in giro. Un’altra voce che, a mio parere, può essere smentita in parte, è quella riguardante la difficoltà negli studi. Dico ciò che penso: ho scelto di frequentare il liceo classico e sono ben consapevole del fatto che è una scuola molto impegnativa. Trovo stimolante la sfida “a fare sempre di più” per migliorare le mie prestazioni che mi viene lanciata.Spesso questa viene catalogata come “secchionaggine”. Tutto ciò non mi sfiora. La mia è voglia di andare avanti, di dare soddisfazioni a me stessa. La mia è voglia di futuro.
A questo punto mi chiedo il perchè di questa estremizzazione. Saremo noi a decidere se si tratterà di studi particolarmente impegnativi, tramite l’esperienza.
L’esperienza, nel pieno senso della parola, è l’evoluzione di un esordio che ci ha particolarmente appassionato. Un esordio che abbiamo voluto coltivare per raggiungere un obiettivo specifico, magari un sogno nel cassetto, perché no? A mio parere l’esperienza può essere acquisita se coloro che ne possiedono abbastanza sono disponibili ad aiutarci ad affrontare questa nuova avventura. E, tornando all’ (ormai anche mio) Liceo La Farina, ho notato che gli studenti più anziani sembrano essere più che disponibili ad offrire il loro aiuto agli altri studenti più giovani, ancora con poca esperienza in questo campo. E’ parecchio confortante sentire tutte quelle parole incoraggianti.
Sono a dir poco soddisfatta di questa scuola che, secondo me, è l’ideale per cominciare ad intraprendere questa nuova avventura con ottimismo, nel tuffarci in un mondo sconosciuto, permettendoci, in piccolo, il primo vero faccia-a-faccia con la vita, la prima responsabilizzazione totale, dove tutto ciò che accade e i nostri esiti sono frutto di ciò che facciamo (o no). Lo dico perché il mio esordio presso il La Farina è stato più che positivo, aiutata dal clima familiare di questa stessa. Tornando alla mia idea basilare, consiglio a tutti, di qualsiasi esordio si parli, un fondo di ottimismo e di buona volontà. ”
-Giovanna Letizia IV F

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e adesso inauguro la parola della settimana che è #ESORDIO con l’articolo di Arianna Sciva, che descrive le sue prime impressioni delle elezioni scolastiche descritte dalle quarte ginnasiali

“Ebbene si, anche io da poco più di un mese, ho una nuova famiglia. Anch’io sono entrata a far parte della ‘Big Family’ del La Farina . Non è una semplice scuola, è qualcosa di speciale, e l’ ho capito da quando ho messo piede all’ interno di quell’ edificio, estraneo a me, enorme. Avevo tanta paura, ma ho avuto la fortuna di poter ascoltare i discorsi dei rappresentanti, che hanno tranquillizzato noi “quartini” che, spaventati e ingenui, eravamo inconsapevoli di tutto ciò che poteva essere la ‘nostra’ scuola. Non immaginavamo nemmeno quello che sarebbe successo nei giorni successivi. La manifestazione è stata stupenda, perché ci ha fatto sentire parte di tutta quella grande magia. Non mi sono sentita né piccola, né inadatta, a differenza di quanto avevo immaginato. Mi sembrava quasi di essere sempre stata lì, come se avessi sempre fatto parte della scuola. Quei ragazzi, quelle urla, quelle mani unite, erano qualcosa di indescrivibile, all’infuori di ogni lista. Mi hanno invece dato molto da ridire le elezioni, e quindi la propaganda. Purtroppo, al primo modulo del 15 ottobre siamo stati i primi ad assistere alla propaganda ed è stato spiacevole. Sarebbe stato meglio se fossimo stati in un secondo turno, cosìcchè non fosse proprio una quarta ginnasiale a ‘rompere il ghiaccio’ del primo giorno di propaganda. Sono state le mie prime elezioni, e non vorrei dirlo, ma da un lato mi piacerebbe fosse l’ultima volta per me vedere tutta la baraonda causata dagli attacchi verbali tra le varie liste… tralasciando questa “spiacevole” esperienza, la mia impressione è del tutto positiva. Questa sarà la mia casa per i prossimi 5 anni, dove mi innamorò, piangerò, riderò, farò parte delle occupazioni, perché sentirò il dovere di rivendicare i diritti della mia scuola. Dicono che gli anni del liceo siano i più belli e io non me li voglio perdere. E saranno stupendi, se sarò con voi.”
Arianna Sciva, IV E

#SETTIMANADELLESORDIO #ESORDIO #ILDISINFORMATORESCUOLA

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Gli esordi della vita Nessuno di noi può dire di non aver mai avuto un esordio, una prima esperienza, una prima volta. Ne compiamo sin da quando nasciamo: la prima parola, i primi passi, il primo giorno all’asilo, le prime amicizie… Difficile sapere che sensazioni si proveranno ad ogni nuovo esordio, come ci comporteremo, che cosa diremo, come si svolgerà. Una delle prime sensazioni che sentiamo dovendo affrontare una nuova esperienza è la paura. Paura di come si evolverà la cosa, preoccupazione di non essere all’altezza, o, semplicemente, timore di non poter essere in grado di affrontare una nuova esperienza, come se non bastasse tutto quello che ripetutamente affrontiamo tutti i giorni. In realtà, senza accorgercene, viviamo ogni giorno in modo diverso: ogni mattina ci alziamo in un maniera differente, con un umore diverso e studiamo varie materie. Solo che, come prime esperienze, consideriamo solo i fatti riteniamo importanti, mettendoci sempre più ansia addosso. Ansie che, alcune volte, possono anche risultare utili nel superare i vari momenti di crisi. Le situazioni ansiogene non sono necessariamente negative. Ci danno la spinta in più, il coraggio di affrontare la nuova situazione per poi agire al meglio quando si ripresenterà e vivremo la situazione con serenità e agendo con sicurezza. E’ una sorta di allenamento, una palestra, affrontare nuove avventure ci prepara a viverne altre, sempre più difficili e complesse con meno ansia fin quando un giorno non arriveremo a non temere più nulla di tutto quello che la vita ci offre. Ogni singola esperienza è un esordio, il compito in classe di greco a sorpresa, l’interrogazione o anche affrontare una conversazione senza il timore di rovinare tutto. La vita è un continuo esordio e bisogna affrontarla con la giusta spinta, senza abbattersi e andando sempre avanti anche quando tutto va male, non fermarsi e continuare finché non riusciremo ad affrontare sia la cosa più banale, che quella che considerata da noi la più importante, con la spinta giusta. -Francesca Cardile IVA ‪#‎ESORDIO‬‪#‎ILDISINFORMATORESCUOLA‬‪#‎SETTIMANADELLESORDIO‬

COMUNICAZIONE (*ELOGIO ALLA MUSICA) – NICOLA IALACQUA, ALESSIA MESITI

Ringraziamo Alessia Mesiti per aver aderito al progetto#settimanadellacomunicazione con questo articolo in cui spiega ciò che vuol dire, per lei, comunicare. Ricordiamo dunque che il tema settimanale è#comunicazione, potete aderire inviandoci articoli, foto, video, dipinti, poesie: tutto ciò che per voi significa comunicare. Ci scusiamo inoltre per la mancata puntata radiofonica di oggi pomeriggio che non si è potuta tenere per motivi organizzativi, vi esortiamo comunque a restare sempre Collegati!
(Luna Cilia)

“Definire un unico mezzo o modo per comunicare, é davvero limitativo. Non esiste un mezzo per esprimere a tutti,provocando la stessa reazione,ciò che si vuol comunicare. Esso è senz’altro un bisogno umano se non il mezzo per raggiungere la meta finale dell’individuale ricerca per la felicità. Il mio essere si rispecchia molto nei libri e nell’arte, soprattutto nella pittura, rendendosi sempre più affamato d’essa. Comunico con le parole il più delle volte scritte,messe nero su bianco,come se riuscissi a dare una forma tangibile ai miei pensieri, e non astratta, come potrebbe essere nella mia mente. Comunico con i libri, comunico attraverso i fogli bianchi, immacolati,macchiati ed amati per la prima volta dalla punta soffice delle matite colorate. Comunico con gli occhi,senza parlare,senza far lasciar trapelare nulla dal mio volto se non l’eloquenza del mio sguardo. Comunico anche attraverso i film, che vedo in compagnia o che faccio vedere,anche per far riflettere: immagini comunicanti unite da un unico filo conduttore messe su pellicola,acquisiscono l’anima necessaria per considerarsi capaci d’esprimere un concetto,un’idea,un sogno. La vita è fatta di comunicazione, quindi potrei anche dire che la vita sia costruita sulle parole:direi invece che la vita venga scandita dalle nostre parole,dai nostri desideri in esse,dal nostro futuro in esse,che ci porteremo fino alla fine. Comunico con le mie parole,con i miei disegni, con la mia arte d’animazione,in modo libero e senza schemi,per far entrare quanta più gente nel mio modo mondo,per avere nuovi protagonisti da poter disegnare sulla mia tela. Comunichiamo anche per dar qualcosa che sia diverso dalla solita battaglia d’opinioni,non omologandoci e comunichiamo per arricchirci, per completarci, per vivere. I libri possono benissimo definirsi la nona arte, assieme al fumetto ed al manga,nati per raccontare storie attraverso le immagini:la combinazione più potente ed efficace che ci sia al mondo, per poter imprimere in modo indelebile ciò che davvero si vuole sprimere con le proprie parole. Quest’ultime però, il cui scopo è quello appunto della comunicazione, non smetteranno mai d’essere un cosiddetto “coltello a doppia lama”. Quante cose abbiamo detto che non si sono mai avverate,quante parole che abbiamo dimenticato non sono più tornate alla memoria. Non abbiamo mantenute molte promesse, ma alcune rimarranno perennemente incompiute nei nostri ricordi,fino alla fine del nostro dolore,che forse una fine,non avrà mai. E abbiamo fatto nascere e ucciso tante parole, ma quelle uccise,rimarranno sempre più numerose di quelle nate e cresciute.
La benzina della macchinosa mente umana,alla fine,noi la ricaviamo dagli acuminati ricordi di vetro scheggiato.
Eppure l’uomo è così bravo a dimenticare ed andare avanti,che è sopravvissuto fino ad oggi e così sempre sarà. Anche se una volta mi venne detto:”Le vent se lève, il faut tenter de vivre”. Non so tutt’ora quanto ci sia stato di vero in quelle parole,ma io ci credo e quelle parole non smetteranno mai di riecheggiare dentro di me. Non è forse questa comunicazione?”
Alessia Mesiti

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Elogio alla musica

Iniziare o terminare uno scritto con una frase altrui è molto più semplice perché c’è sempre qualcuno che ha detto qualcosa nel migliore dei modi, perciò se non riesci a fare di meglio, ruba da lui e farai la tua figura. Io credo però che in questo campo nessuno è riuscito ad esprimere una verità assoluta alla quale tutti sono d’accordo. Come l’arte in generale, la musica è complicata da esprimere al meglio solo con una frase. Ognuno ha la sua idea che, per quanto possa combaciare con altre, sarà sempre diversa.
Prima di cominciare con la mia opinione però, è bene sottolineare una cosa: qui non vi sta parlando un uomo che ascolta e ha sempre ascoltato solo un genere, non vi parla un ragazzo cristallizzato nella sua idea, ma un sedicenne che nella sua vita ha ascoltato qualsiasi cosa, da Mozart a Michael Jackson, da Rachmaninov ai System of a Down, e che per “ascoltare” non intende sentire le tre canzoni famose e pretendere di essere un esperto, ma esaminare ogni album e ogni opera e che grazie alle sue conoscenze tecniche in questo campo ha potuto esaminare anche la struttura dei brani, così da avere una visione molto più larga di altri. E’ questo che in molti non capiscono: avere pregiudizi su un genere, odiare a prescindere un gruppo perché “è troppo mainstream” o perché “è troppo indie” non ha senso, perché piano piano vi perderete artisti che magari sono bravi solo perché non suonano il genere che prediligete. Se, ad esempio, un cantante che fa pop non sa neanche cosa vuol dire “solfeggio”, non vuol dire che tutti gli altri che suonano quello stesso genere non lo sappiano. Qualsiasi musica, qualsiasi composizione, qualsiasi armonia trasmette qualcosa a qualcuno. Sia il metal che l’elettronica, sia la musica classica che il rap comunicano qualcosa ai propri ascoltatori.
La musica, prima di dare qualcosa al prossimo però, da’ qualcosa a te stesso. Ascoltando un pezzo le sensazioni variano in continuazione, ed è straordinario quanto una serie di note possano toccarti al punto da farti provare odio o amore, tristezza o felicità.
E’ da qui che parte il primo concetto di “condivisione”: dopo aver sentito un pezzo che ci è piaciuto, il primo gesto che compiamo è quello di farlo sentire ai propri amici per condividere quelle stesse sensazioni con qualcuno che ti capisce, così da creare piano piano una comunità unita da un genere musicale, ed è forse questo uno degli aspetti che mi affascina della musica, il fatto che connette persone di qualsiasi nazionalità. É un linguaggio che tutti capiscono e che tutti possono parlare, se lo volessero. Certo, c’è chi sarà più o meno portato, ma tutti possono provarci. Per farsi prendere completamente da essa però ascoltare non basta, ma bisogna anche saperla riprodurre.
Chi fa musica, a parer mio, sarà sempre più felice e più intelligente di altri. La musica, prima di tutto, ti da’ quella formazione che, per quanto si possa ricevere anche fra i banchi di scuola, non sarà mai come quella musicale. Riprodurre un pezzo è qualcosa di magico perché ti offre delle sensazioni uniche, sensazioni che vanno dall’orgoglio di esserci riuscito alla paura di sbagliare, dall’amore all’odio per quel pezzo. La cosa più affascinante di tutte è infatti la composizione. Dopo aver capito come funziona uno spartito, come si fa a far combaciare uno strumento con un altro, come dare un tempo alla propria armonia, riprodurre non vi basterà più. Anche se non è facile, la composizione ti porta ad un livello irraggiungibile da molti, potrai trasmettere a modo tuo ciò che vuoi, potrai creare un tuo stile o perfino un tuo genere, potrai usare gli strumenti che vorrai, potrai inserire un testo cantato o lasciare solo la base strumentale. E’ in quel momento che la comunicazione arriva alla sua massima espressione, è in quel momento che la musica diventa ineguagliabile. Certo, non tutti lo sanno fare: c’è chi si spaccia per compositore, mentre poi le sue canzoni hanno sempre la stessa base, chi si spaccia per cantautore, ma poi i testi se li fa scrivere da qualcun altro,chi si spaccia per artista, ma dell’artista ha solo l’aspetto. L’importante è quindi essere sinceri ed esprimere nelle proprie canzoni sentimenti o messaggi che vengono direttamente da voi, e non da qualcun altro. La riproduzione, senza un minimo di interpretazione, trasforma l’artista in una macchina che, per quanto perfetta, non potrà mai creare una sua composizione per la troppa poca fantasia. La musica fatta col cuore e con passione riesce sempre a trasmettere qualcosa al prossimo, perché la musica è fatta per questo, per comunicare uno stato d’animo o un messaggio a qualcuno, ed è, a parer mio, la più bella forma di comunicazione esistente.

Nicola Ialacqua, IB

REPORTAGE PALANEBBIOLO 19 DICEMBRE (DAVIDE CURCURUTO)

“La Farina in movimento “

Ieri 18 dicembre in occasione “Giornata d’Azione Globale per i Diritti dei Migranti, Rifugiati e Sfollati ” celebrata in tutto il mondo in questa data vi è stata una mobilitazione indetta dalla Rete Antirazzista Messinese : davanti al PalaNebiolo si è mosso un sit-in per protestare contro le condizioni disumane in cui versano i migranti lì accolti ; difatti quella che doveva essere una breve sistemazione provvisoria ,è stata prorogata dal 1 gennaio – 31 dicembre 2015 . In questi giorni la prefettura ,dopo aver indetto un bando, sta valutando le dieci offerte per l’affidamento dei servizi d’accoglienza per la provincia di Messina ,cercando quella economicamente vantaggiosa . Gli attivisti denunciano : “Quel tipo di gestione di accoglienza che in questi giorni è sotto il mirino della giustizia per il business che si è creato intorno ai centri come i CARA e i CIE”.
Il Liceo Classico La Farina occupato ha deciso di accogliere l’invito e di aderire alla mobilitazione mandando una piccola delegazione di studenti poiché crediamo nei valori dell’antirazzismo e dell’accoglienza.
In questi giorni infatti vivendo a stretto contatto l’uno con l’altro ,condividendo gli spazi e gestendoci in modo orizzontale ,più che mai capiamo quanto sia importante il senso della collettività .
Hanno promosso l’iniziativa all’interno dell’Istituto occupato il Collettivo “Upstream- Per una direzione diversa” e il Collettivo “Sempre in lotta” (però assente alla sit-in).
Fra i movimenti presenti annoveriamo : il Partito della Rifondazione Comunista con la sua giovanile “Giovani Comunisti”, Cambiamo Messina dal Basso,Teatro Pinelli ,Casa Rossa, circolo Arci, Arcigay,Orsa ecc. tutti movimenti che si sono sempre impegnati in tematiche sociali.
La mobilitazione si è conclusa con l’ingresso degli attivisti accolti con grandi sorrisi dai migranti, nel campo di accoglienza temporaneo e l’affissione di uno striscione con scritto “No war. No borders. No militarizzazione accoglienza. No devastazioni” su un traliccio da parte di tre attivisti e delle bandiere No Muos e No Tav.
Gli attivisti infatti volevano fortemente sottolineare che la lotta per la salvaguardia del territorio e l’accoglienza sono strettamente collegate .

– Davide Costa Curcuruto III C

LA BUONA SCUOLA (P.E. ZAGAMI & LUNA CILIA)

Incollo qui un articolo scritto a quattro mani da me e Paolo Enrico Zagami, per far si che la nostra lotta organizzata, che la nostra manifestazione, sia COSCIENTE E LUCIDA, SPINTA DA IDEALI CONCRETI, DA RABBIA MOTIVATA, DA SETE DI GIUSTIZIA.

“Per rispondere alle misure repressive proposte dalla riforma “Buona scuola” firmata Renzi- Giannino il 10 Ottobre migliaia di ragazzi sono scesi in piazzapretendendo con furore e partecipazione un confronto aperto e oggettivo tra studenti e istituzioni. A Messina,nello specifico, è stato richiesto un tavolo tecnico che permettesse a dirigenti,rappresentanti provinciali e degli studenti di trovare una soluzione consona alle numerose esigenze manifestate nella piattaforma di protesta.

Nei mesi a venite,tra l’influenza delle elezioni e quella degli scrutini,gli studenti messinesi hanno lievemente perso di vista l’obiettivo comune che invece era stato prefissato.Tuttavia,ogni scuola ha deciso al meglio in che modo proseguire la battaglia per i propri diritti.

Il nostro Istituto “La Farina- Basile” ha preferito optare per un “percorso d’informazione & protesta” preferendo la sensibilizzazione previa alla lotta organizzata ,rendendo tutti gli studenti responsabili di ciò che andranno ad affrontare ,evitando possibilmente che l’ennesima motivazione attribuita alla protesta fossero le classiche vacanze di natale anticipate o prolungate per svincolarsi da compiti delle vacanze e possibili interrogazioni.

Questo però non vuole essere un appello al solo Istituto “La Farina- Basile” ma a tutto il movimento studentesco,a tutti quegli studenti che si oppongono alla distruzione del Welfare .

Seguendo queste considerazioni,procederemo partecipando allo sciopero generale di giorno 12 dicembre che ci vedrà opporci all’approvazione definitiva di “Jobs Act” e “Riforma della Buona Scuola”,che negano quei diritti che per anni hanno tutelato lavoratori e studenti evitando licenziamenti immotivati e ulteriori tagli alla pubblica istruzione.

Il Corteo della manifestazione che partirà da Piazza Antonello alle ore 9:00 vedrà uniti in un fronte comune Studenti e lavoratori,replicando un’intesa vincente che già negli anni passati ha portato a grandi vittorie,tramite un’integrazione idealistica,morale e pratica.”

“RIPRENDIAMOCI LE PIAZZE

RIPRENDIAMOCI LE SCUOLE

RIPRENDIAMOCI IL FUTURO”

P.Enrico Zagami, Luna Cilia.